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Vico Equense, famiglia rischia di perdere la propria casa. La lettera del parroco Mons. Castellano

Vico Equense. Una famiglia di Seiano sta vivendo una vera e propria tragedia perché rischia di veder demolito l’immobile in cui vivono da 25 anni. Il parroco Mons. Angelo Castellano ha scritto una lettera indirizzata alla Famiglia Parrocchiale “S. Marco Evangelista” usando delle parole dure e toccanti allo stesso tempo. Ecco il testo della missiva:

«Fedeli carissimi e cittadini, invito tutti voi ad unirvi a me, nell’esprimere alla famiglia Aiello, componente della nostra Famiglia Parrocchiale di Seiano, profonda, sentita e convinta solidarietà, causa l’infausta notizia dell’imminente demolizione della loro unica casa.

Ci troviamo di fronte ad un atto giudiziario che, considerando l’attuale situazione pandemica, motivo per tutti di profonda inquietudine, paura, ansia e preoccupazione per il presente e l’incerto futuro, nonché per la sopravvenuta crisi economica, lavorativa che sta mettendo a dura prova la resistenza a non mollare la speranza, assume i caratteri di palese disumanità, odiosa punizione, inopportuna azione legale che, ignorando quanto sopra segnalato e testimoniato dai più, crea sconcerto, biasimo e vibrata protesta!

Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo girare lo sguardo altrove! Urge farci carico “dei pesi gli uni degli altri…”, condividere le povertà materiali e morali, umane e spirituali di quanti ci appartengono nei vincoli dell’unica Fede e della medesima umanità. Siamo tutti chiamati alla “compagnia della vita”, a solidarizzare con questa cara famiglia, la quale vive da molto tempo in un’ombra mortifera, un incubo che non è un brutto sogno, ma amara e tristissima eventualità di perdere il secondo bene che, dopo la vita, assicura giorni tranquilli e sereni: la casa!

Mettersi nei panni degli altri, accettare di assaporare il gusto amaro della disperazione, ascoltare con le orecchie del cuore il grido di coloro che temono di non farcela nel portare e sopportare tale ingiusto peso, ci renderà capaci di capire e di compatire, di sostenere e solidarizzare, di riempire anche con la presenza fisica, quei luoghi che una cinica e disumana disposizione giudiziaria, vorrebbe ridurre in macerie.

Rivolgo un pubblico accorato appello a coloro che detengono il potere di decidere in merito a tale penosa questione, di agire con saggezza e buonsenso, con magnanimità e responsabilità, ricordando che il valore della legge deve promuovere l’uomo, e che l’osservanza scrupolosa di questa, non può e non deve innescare dinamiche di aperto malessere, senso di disperazione e volontà tragica di voler addirittura abdicare alla vita stessa!

La Fede celebrata, cantata e proclamata, necessariamente ha bisogno di incarnarsi nelle scelte della vita e nelle relazioni interpersonali! Farsi carico di un problema, di una paura, di una povertà che non ti appartiene, è ripercorrere le orme del Maestro, è imitare la perfetta ricchezza umana del Cristo, è vivere in perfetta Carità e letizia, perché ad altri sia data la forza di sperare contro ogni speranza e di ringraziare Dio per il dono di una Famiglia più grande che ti ama e che ti serve in Suo nome!».

 

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