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Via libera alle vaccinazione anti-Covid nei luoghi di lavoro, ma a Positano, Amalfi e Sorrento perchè non ci si muove?

Via libera alle vaccinazione anti-Covid nei luoghi di lavoro: governo e parti sociali hanno sottoscritto il protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione e il protocollo di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid negli ambienti di lavoro, che aggiorna i precedenti accordi sulla salute e sicurezza tenendo conto di quelli del 14 marzo e 24 aprile 2020. Possono così prendere il via le somministrazioni nei luoghi di lavoro, con il supporto dei medici aziendali e della rete Inail, rivolte ai lavoratori. L’adesione è volontaria.

Ma a Positano , Amalfi, Ravello in Costiera amalfitana, per parlare delle eccellenze turistiche della provincia di Salerno , col Cilento, in Campania, e Sorrento e la Penisola sorrentina, per la parte della provincia di Napoli, nulla si muove. Al momento solo Capri sembra accellerare , ma siamo ancora in fase di prenotazione.

Vogliamo parlare della Settimana Santa? Praticamente le vaccinanzioni in vacanza , e non solo Sabato Santo, Pasqua e Pasquetta, mentre ovunque nel mondo si continuava a ritmi serrati, mentre il coronavirus Covid – 19 allegramente, con tanto di varianti, si diffondeva. Bisogna darsi una mossa reale , concreta, siamo ancora agli ottantenni non vaccinati, se contiamo quelli domiciliari rimasti nel limbo. Ben vengano queste estensioni, alle farmacie, alle aziende, ma si doveva fare prima, intanto la materia prima dove sta? I vaccini li aspettano ancora qui da noi e se arrivano non c’è chi li fa, vista l’esperienza di Villa Fondi, pur ottimo centro, praticamente semi chiusa in questi giorni di festa.

I sindaci e le associazioni di categoria facciano sentire la loro voce chiedendo cose concrete, la campagna vaccinale è stata un fallimento sinora, se la vediamo finalizzata all’inizio della stagione turistica che altrove è già iniziata e da noi pure sarebbe stata già nel pieno.

Per quanto riguarda il Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro, l’iniziativa è rivolta ai lavoratori, a prescindere dalla tipologia contrattuale con cui prestano attività nell’azienda, e ai datori di lavoro. Quest’ultimi, singolarmente o in forma aggregata e indipendentemente dal numero di lavoratrici e lavoratori occupati, secondo il testo, con il supporto o il coordinamento delle Associazioni di categoria di riferimento, possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta.

I datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina del medico competente o non possano fare ricorso a strutture sanitarie private, possono avvalersi delle strutture sanitarie dell’Inail. I costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi i costi per la somministrazione, sono a carico del datore di lavoro, mentre la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe, aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite è a carico dei Servizi sanitari regionali. Se la vaccinazione viene eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario è equiparato all’orario di lavoro. Nel testo si richiama il recente decreto Covid con cui è stata esclusa espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino.

Per quanto riguarda, invece, l’aggiornamento del Protocollo sulla sicurezza, confermando le misure per contrastare il diffondersi del virus, dalle mascherine al distanziamento fino alla sanificazione periodica, nel testo si raccomanda “il massimo utilizzo, ove possibile, della modalità di lavoro agile o da remoto” da parte dei datori di lavoro privati. Raccomanda inoltre, per le attività produttive, che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni. Tra i punti aggiunti, quello sulla riammissione al lavoro dopo l’infezione che “avverrà secondo le modalità previste dalla normativa vigente. I lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario”.

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