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Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “La debolezza, casa abitabile!”

Riportiamo il post pubblicato dall’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni.

Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, penso nell’atto stesso di scrivere a quei luoghi a giusto titolo chiamati palestre, che dolcemente mi fanno ricordare l’allenamento, in greco “ginnasio”, in quanto lo studio è preparazione/allenamento “all’arte vitale” della professione; oggi solitamente invece nelle palestre mettiamo in esercizio solo i muscoli del corpo, rischiandone un culto eccessivo e smodato. In questi giorni della pandemia proprio questi ambienti sono totalmente chiusi: per una possibilità di riflessione? Scrivo io provocatoriamente, tanto per non perdere “il vizio”! Io ora vorrei solo comunicarvi qualche pensiero non su questo che non è il mio specifico “campo di attenzione”, ma su questo giorno solenne, che è il Venerdì Santo, dal clima spirituale penetrante fin nelle midolla, secondo me, ancora di più questo anno: il mondo, nella sua accezione negativa e Dio camminano su binari paralleli, che non solo non si intersecano, ma spesso vanno in direzione opposta. E’ proprio il nostro caso! Il mondo considera la debolezza “un vulnus” pericoloso da evitare sempre, perchè nella giungla della vita esso ti travolge, ti schiaccia e ti uccide: allora ci viene furbescamente consigliato dal Maligno di fortificarci per costringere altri a questa ingloriosa fine e salvarci noi la “pelle”: “mors tua vita mea”, è stato affermato anche in campo filosofico! Dio invece, in Gesù, come oggi con fede guardiamo, ha addirittura abitato la debolezza, è stata la sua stabile dimora fino alla fine, non abbandonandola l’ha fatta sua, schierandosi sempre dalla parte dei deboli innocenti; rivestendosene, ha agito a partire da essa, indicandola a noi suoi discepoli come via da percorrere per affrontare la vita e le sue questioni e donandocela quasi come trampolino di lancio, meglio come prospettiva da cui guardare il mondo, gli altri, noi stessi e Dio; il dialogo: la più grande debolezza o fortezza? In essa solo noi continuiamo ad incontrarLo e così potremo essere suoi testimoni, agendo nel mondo non con la nostra fortezza, la sapienza del mondo o la superbia della vita, ma con l’unica fortezza che ci viene dallo Spirito di Dio, che è stoltezza per questo mondo, ci ricorda San Paolo: accetteremo i tempi lunghi di Dio, sapendoci affidare a Lui, che compie il Suo disegno di vita sull’umanità, Lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, Lui che ha un respiro molto lungo, Lui che è amante della vita e attende la nostra saggia accoglienza del Suo Dono di Luce. Francesco, il poverello di Assisi, pianse davanti al Crocifisso, ponendosi quasi dentro quelle piaghe amorose; noi chiediamo umilmente almeno di poterle un po’ di più considerare e se possibile anche amare: quando il Maligno farà di tutto per allontanarci da esse, tentandoci di renderci servi/e di vie solo di mondana saggezza, sempre dentro di noi, resistiamo come ha già fatto l’Amato.

Don Luigi, servo casa Abitabile

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