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Senatrice Luisa Angrisani: “Tanta austerità del governo Draghi”

Il gruppo "L'alternativa c’è” dice no

La senatrice Luisa Angrisani, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, afferma: «Il Documento di economia e finanza (DEF) è il testo programmatico attraverso il quale il governo, ogni anno, propone al Parlamento le strategie economiche e finanziarie da realizzare nei tre anni successivi. È la pietra angolare di tutte le misure economiche e finanziarie che il governo intende adottare. Se vogliamo, è più importante della Legge di Bilancio, perché ne è presupposto strategico e programmatico.

Il DEF presentato dal governo Draghi non si distacca in nulla da decenni di austerity. Stiamo tornando indietro nel tempo, forse di qualche legislatura. Altro che “voglia di discontinuità”! Questa è voglia di restaurazione!

Siamo diventati il fanalino di coda nell’uscita dalla crisi covid e le implicazioni economiche si sono riversate impietosamente su intere categorie. È la stessa strada di uscita che è diventata un tunnel. Hanno emanato regole, hanno chiesto agli esercenti di fare investimenti che oggi, alla luce delle nuove limitazioni, sono completamente inutili.

In questo modo non sono state trovate soluzioni: sono state prodotte incertezza ed esasperazione, che hanno spinto molti ad abbassare la serranda per sempre.

Quali obiettivi si è dato il governo? Semplice: stringere i cordoni della borsa e ignorare le drammatiche situazioni di difficoltà che attraversano tante categorie. Cioè il contrario di ciò che si dovrebbe fare.

Il governo, infatti, ha deciso di abbattere il rapporto deficit/Pil dall’11,8% del 2021 al 3,4% nel 2024, cioè dell’8,4%. Queste percentuali significano tagli per centinaia di miliardi. La cosa assurda è che gran parte (la metà!) di questi tagli della spesa pubblica sarà fatta entro questo primo anno.

Tutto questo significa cancellare anche i pochi aiuti alle imprese e ai lavoratori, ed è in linea con quanto aveva minacciato il ministro Franco subito dopo la sua nomina: “Mi aspetto di terminare gli aiuti verso la fine dell’anno”. Evidentemente i “migliori” non sanno cosa significa doversi guadagnare da vivere giorno per giorno. Non sanno cosa significa non poter lavorare. Sanno solo dire agli altri che non possono lavorare.

La cosa assurda è che il governo Draghi ci sta dicendo che, sebbene il Patto di stabilità e le regole di bilancio europee siano sospese, l’Italia si comporterà come se queste folli regole ‘austeritarie’ fossero in vigore. Tafazzi non avrebbe saputo fare di meglio.

Ci è stato raccontato, a reti e partiti unificati, che il Governo Draghi avrebbe avuto l’autorevolezza per far valere l’interesse dell’Italia all’interno dell’Unione europea. Ma invece scopriamo che, oltre alle tante e pericolose condizionalità contenute nel Recovery fund, l’Italia è di fatto commissariata e soggetta a un condizionamento mostruoso da parte delle burocrazie europee e degli interessi nordeuropei che esse rappresentano.

Il “governo dei migliori” è in realtà il governo dei fanatici dell’austerity. Un governo che non si mette alcun problema di mettere un cappio al collo alle tante categorie che sono già alla canna del gas.

Alcuni di quelli che sostengono questa maggioranza un tempo si dichiaravano strenui oppositori delle politiche di austerity. Ma oggi cosa dicono? Niente. Silenzio. E in silenzio votano a favore dell’austerity.

L’Italia ha bisogno di ben altro. Ha bisogno di manovre espansive, di massicci investimenti pubblici nella sanità, nella scuola, nella digitalizzazione, nell’ambiente, nel lavoro, nel sostegno reale alle imprese costrette a chiudere. Molti in questa maggioranza si sono sbracciati come vassalli nel salutare l’avvento di Biden. Beh, allora abbiano almeno il coraggio di prendere esempio dagli Stati uniti, che usano al massimo la leva monetaria e fiscale per contrastare la crisi economica.

L’Italia ha bisogno di una politica economica fortemente espansiva. Una politica economica che parli con ben altri numeri rispetto alle briciole che finora sono state fatte cadere dalla tavola dei potenti.

L’alternativa c’è: immettere oltre cento miliardi di liquidità attraverso una piattaforma di compensazioni fiscali che funzioni come una moneta fiscale complementare e assicuri una rapida ripresa e la riconquista delle leve della politica economica».

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