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SANT’AGNELLO. QUANDO DALLA COLLINA RUBINACCI SPARAVA IL CANNONE

Sono ancora tanti i cittadini della penisola che ricordano lo sparo del cannone dall’alto della collina dell’acquedotto, a sottolineare feste e ricorrenze. Ma com’è la storia, chi lo gestiva e finanziava? Straordinario!  la Parrocchia dei Santi Prisco e Agnello attraverso i suoi amministratori acquistava cannoni e polvere da sparo. Il 28 aprile 1898, 123 anni fa , l’ultimo acquisto di 2 cannoncini in bronzo. Vediamo meglio questa storia, essa è raccontata con precisione e dovizia di particolari da Bruno Balsamo, che ha ricercato negli archivi, sistemato e pubblicato gli atti.

dal libro Confraternita del Monte dei Morti dei Santi Prisco e Agnello di Bruno Balsamo

Si ha notizia del cannone, o meglio dei cannoni perché come si vedrà di veri cannoncini si tratta, dai libri contabili della Chiesa Parrocchiale dove, per l’anno 1875 si registrò un contributo di 200 lire del Comune di Sant’Agnello “per lo sparo del cannone”. Nell’anno 1888 si registrarono 65 lire di spesa per ”polvere per cannone chilogrammi 65″, mentre per l’anno successivo si dovettero acquistare ben 94 chilogrammi di polvere da sparo per i festeggiamenti in onore del Santo Patrono. Nello stesso anno 1888, e per alcuni anni seguenti, si registrarono negli stessi libri note di spesa ‘‘per trasporto del cannone da Seiano e per micci e stoppa”, da cui si evince che il detto attrezzo veniva custodito o, forse, preso in prestito e trasportato dalla vicina contrada di Seiano.
Il 28 aprile del 1898 l’Amministrazione della Chiesa acquistò dalla ditta Vincenzo Pistola, costruttore meccanico di oggetti navali con sede a Napoli al largo del Mandracchio, altri due cannoncini in bronzo al prezzo di lire 180. Nell’ottobre del 1909 salutarono con 157,5 chilogrammi di polvere l’inaugurazione del monumento al Patrono Sant’Agnello 26. I cannoni tuonarono dall’alto del “Monte”, la collina Rubinacci che si erge di fronte alla Chiesa, in tante festose ricorrenze sino al 1940, quando la follia della seconda guerra
mondiale fece tacere queste ed altre esplosioni festose per dar posto a ben altri scoppi. Nel 1943 il Parroco Monsignor Giuseppe Iaccarino, nel timore che potessero divenire preda dei tedeschi in ritirata, provvide saggiamente a nasconderli. Ritornata la pace ripresero il loro posto ancora per alcuni anni, e cioè fino al 1957, ma poi, per il disturbo che arrecavano agli abitanti sopraggiunti in seguito alla consistente urbanizzazione della zona e per altre difficoltà operative, furono collocati a riposo e sostituiti con i classici colpi in aria, sicuramente meno suggestivi. Dei due cannoncini, quello in acciaio, più grosso e pesante, del calibro di circa 100
millimetri e lunghezza circa un metro, veniva usato in occasione delle processioni, l’altro in bronzo, più piccolo, si sparava durante i giorni della novena. Del secondo cannoncino in bronzo acquistato nel 1898 non vi è più nessuno che se ne ricordi. Nonostante le ricerche, non si è potuto appurare dove siano finiti i cannoncini di s.Agnello, ma non è escluso che almeno quello più grande, in acciaio, di difficile trasporto dato il suo peso, possa ancora trovarsi murato e dimenticato in qualche recesso nascosto sotto una delle ville costruite sulla collina. Ai cannoncini di Sant’Agnello sono legati i nostri ricordi d’infanzia e due persone delle quali restano impressi ancora nella mente la figura ed il nome: “Luchillo”, contadino ed artificiere per l’occasione, ed il fratello Michele del quale, nelle sere della novena del Santo, ancora pare di scorgere, tra gli ulivi sul monte davanti la Chiesa, la gobba sagoma allontanarsi velocemente con la lanterna accesa dopo aver dato fuoco alla miccia. Da ricordare ancora la consuetudine di sparare colpi di cannone in occasione della festività del Natale, di Capodanno, della Pasqua di Resurrezione ed in altre ricorrenze particolari, come  testimoniano i libri contabili della Parrocchia. Un’ultima nota sui cannoncini va riferita al racconto dei nostri anziani che nella notte
tra il Giovedì ed il Venerdì Santo venivano appunto svegliati con tre colpi di cannone che preannunciavano l’uscita della processione degli incappucciati per “la visita ai Sepolcri”.

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