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San Vincenzo di Lunedì in Albis a Tramonti e Dragonea in Costiera amalfitana segui la diretta

San Vincenzo di Lunedì in Albis a Tramonti e Dragonea in Costiera amalfitana . Tutto è un po’ più triste senza la tradizionale festa dedicata a San Vincenzo Ferreri, nella frazione di Corsano, un appuntamento che vede la popolazione del paese collinare della Costa d’Amalfi stretta alla parata di bancarelle e vistose luminarie, installate per l’occasione.

San Vincenzo Tramonti

Questa tradizione è infatti il tratto distintivo di un paese dedito all’attività agricola e all’artigianato, che ha sempre preferito festeggiare la Pasquetta il martedì, seguendo la tradizione di Santa Maria a Monte, che vedeva molteplici pellegrini recarsi al Santuario di Montalbino. In questo momento il pensiero va anche ai tanti tramontani che vivono soprattutto nelle regioni del Nord e che sono alle prese con le difficoltà di questi giorni: molti di loro infatti ritornavano nella terra natia per festeggiare il Santo valenziano, mantenendo fede a questa tradizione molto attesa, che ogni anno culminava con lo spettacolo pirotecnico.

In questo periodo non ci resta quindi che affidare le nostre preghiere a San Vincenzo, affinché dia la forza ai tramontani vicini e distanti, in modo da ritornare a vivere con maggiore fervore questi riti religiosi, celebrando a dovere una ricorrenza simbolo dell’identità storica di Tramonti, come ha scritto Michelangelo Nasto per Positanonews. Dall’altra parte della Costa d’ Amalfi San Vincenzo si festeggia anche a Dragonea di Vietri sul mare .

La prima citazione di una chiesa situata sul luogo dell’attuale santuario risale al 1074. Nel 1088 questa chiesa entrò a far parte dei possessi dell’abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni. Nel XII secolo la chiesa divenne sede di un priorato e nel 1442 fu istituita al suo interno la confraternita di Santa Maria dei Martiri. Nel XVI secolo la chiesa venne ridedicata al Santissimo Rosario e, nel secolo successivo, il convento soppresso per volere di papa Innocenzo X, ma sembra che lo stesso sia stato riaperto qualche tempo dopo per volere del comune di Cava de’ Tirreni e dei fedeli locali.

Nel 1809 la chiesetta fu resa succursale della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Nel 1907 il piccolo convento attiguo venne affidato ai padri carmelitani, che vi rimasero sino al 1967 e che introdussero il culto di San Vincenzo Ferreri, il quale diventò il patrono della chiesa, la quale assunse il titolo di santuario diocesano. Il terremoto dell’Irpinia del 1980 danneggiò gravemente l’edificio, che rimase chiuso per molti anni. Nel 2013 la chiesa passò dall’abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni all’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni.l Santuario di San Vincenzo, sito in Dragonea di Vietri sul Mare, è stato da sempre meta di numerosi visitatori.l Santuario di San Vincenzo, sito in Dragonea di Vietri sul Mare, è stato da sempre meta di numerosi visitatori.

La chiesa, dedicata a S.Maria ad Martyres, è situata in un luogo solitario sulla collina detta Maiano, al di sopra del vallone del torrente Bonea.

La chiesa è molto antica per cui non è possibile stabilire con sicurezza la data della sua fondazione. Trovandola citata in un documento del 1074, sotto il titolo di Santa Maria de Maiano de Transbonea, si può opinare che sia anteriore al se-colo XI.

È noto, infatti, che nel corso del secolo XI essa aveva dei cospicui patronati.

Nel 1088 Vivo Vicecomite (che nel 1058 aveva ottenuto dal principe Gisulfo II in feudo il casale di Transbonea) e sua moglie Romana la donarono a S. Pietro, terzo abate del monastero della SS. Trinità di Cava, unitamente a due pezzi di ter-reno.

Consultando le bolle dei papi Eugenio III del 1149 e di Alessandro III del 1168, si trova conferma che in quel periodo detta chiesa fosse gestita dal Mona-stero della SS.Trinità di Cava.

I monaci benedettini vi fecero costruire a fianco un conventino che ancora oggi esiste.

Accanto al santuario di San Vincenzo sorse anche una Confra-ternita, che nel 1442 rendeva all’Abate un censo.

La Confraternita di S. Maria ad Martyres, mutò il nome in Confraternita del SS. Rosario e agli inizi del ‘600 fu realizzato l’Oratorio, con relative sepolture sottostanti, accanto alla chiesa.

Il Santuario di San Vincenzo è stato nel corso dei secoli un luminoso punto di riferimento per numerosissimi fedeli che ivi accorrevano da ogni dove, soprattutto dall’Agro nocerino-sarnese e dal Salernitano, per chiedere un aiuto spirituale o un miracolo per l’intercessione del Santo taumaturgo. Il grande numero di ex-voto (la maggior parte ora purtroppo smarriti o trafugati) testimoniava questa grande fede del popolo cristiano.

Non solo nel giorno della festa di San Vincenzo, ma anche il lunedì e il martedì in albis il Santuario accoglieva comitive di gitanti sui pianori erbosi che lo circondano.

La riapertura del Santuario, avvenuta il 4 aprile 2008, in concomitanza con la vigilia della festa liturgica di San Vincenzo, ha richiamato la presenza di numero-sissimi devoti e fedeli, che sicuramente poi torneranno a frequentare abitualmente il sacro luogo secondo le antiche tradizioni.

 

Dragonea è la più popolosa delle frazioni di Vietri sul mare, in provincia di Salerno.
Le origini del paese potrebbero risalire al 455 d.C. quando in seguito alla distruzione dell’etrusca Marcina (l’antica Marina di Vietri), i suoi abitanti si dispersero per il territorio dell’attuale città di Cava de’ Tirreni ed alcuni presumibilmente si rifugiarono sul colle ad occidente della città, dove oggi sorge appunto Dragonea. Il più antico nome del villaggio è Transbonea ad evidenziare la sua posizione al di là del fiume Bonea (dal latino trans Boneam) ma anche altre denominazioni, quali Transboneja e Dragoneja, ricorrono in documenti risalenti al secolo XI conservati oggi nell’archivio della Badia di Cava. Alla fine di quel secolo infatti, Dragonea era un casale considerevole e venne dato in feudo dal Principe Gisulfo II a Vivo Visconte insieme ai villaggi vicini. Nonostante la denominazione attuale del paese (la cui forma dialettale è Troneja) sia semplicemente la deformazione del nome primitivo, una leggenda lo fa derivare da un orrendo dragone. Si narra infatti che in una spelonca in prossimità del paese si annidava un serpente di smisurata grandezza che fu ucciso da S. Leone, abate del Monastero della SS. Trinità di Cava, il quale con le sue preghiere, più che con la spada, liberò il popolo da quell’incubo.

 

Gli abitanti sono chiamati “Truccanari” o “Dragonesi”. L’origine del termine truccanari deriva da una vicenda del XIX secolo: Si narra che dei dragonesi in processione verso la Badia di Cava si fossero muniti di ceri che nascondevano un’”anima” in legno, onde arrivare preparati ad eventuali scontri fisici con i cavesi, anch’essi ostili. Successivamente agli scontri che avvennero fu coniato il termine, derivante da una sorta di crasi fra le parole troccano (pezzo di legno o bastone in napoletano) e trucco (riferito allo stratagemma di nascondere il corpo contundente in un cero da processione). Nel tempo questo soprannome si diffuse nella cultura popolare di ambito locale, tanto da sostituire de facto il termine dragonesi come gentilizio per il paese. Per estensione, negli ultimi decenni questo termine è stato (e viene ancora) spesso usato in ambito calcistico, soprattutto riguardo alla storica rivalità di campanile fra le compagini di Cava de’ Tirreni e Salerno.

 

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