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Salerno, non c’è posto al Ruggi: anziana di Battipaglia cinque ore sull’ambulanza

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Salerno, non c’è posto al Ruggi: anziana di Battipaglia cinque ore sull’ambulanza. Grave in ambulanza, attende oltre cinque ore per entrare al pronto soccorso di Salerno. È avvenuto ieri al “Ruggi”, l’ospedale del capoluogo e più importante della provincia di Salerno da cui, da giorni, arriva l’allarme per la carenza di posti di letto – soprattutto in area non critica Covid – ma anche per il continuo arrivo di pazienti da soccorrere al Pronto soccorso, quasi tutti bisognosi di un ricovero.

L’odissea. Ieri mattina, un’ambulanza del 118 poco dopo le 10 è arrivata a casa di una 75enne di Battipaglia, i cui familiari avevano chiesto l’intervento del servizio sanitario di emergenza in quanto l’anziana aveva febbre, difficoltà respiratorie e una condizione generale particolarmente provata. La donna, infatti, era stata colpita dal Covid ed era stata dimessa dall’ospedale “da Procida” dopo settimane di ricovero. L’anziana pare si fosse positivizzata e negativizzata per tre volte. Una storia difficile dal punto di vista sanitario, un pregresso notevole che non lasciava molti dubbi ai soccorritori di una celere corsa al pronto soccorso. Febbre e uno strano rumore nelle spalle hanno determinato la decisione del trasferimento in codice rosso all’ospedale di Salerno, perché più attrezzato. L’anziana, quindi, è stata giudicata in pericolo di vita. L’ambulanza è arrivata intorno alle 11 in via San Leonardo: all’anziana è stato subito praticato un tampone antigenico, il cosiddetto test rapido per scoprire se fosse stata nuovamente contagiata, visto che i sintomi lasciavano presagire il rimanifestarsi del virus. Il tampone, però, è risultato negativo anche se i risultati non sono sempre così sicuri. In questi casi, la persona da soccorrere viene appoggiata in una stanza dei casi sospetti ed isolata in attesa dell’esito del tampone molecolare, che arriva dopo diverse ore. Ieri, però, i locali predisposti per l’isolamento dei sospetti positivi al Ruggi erano tutti pieni. La donna battipagliese, quindi, è rimasta a bordo dell’ambulanza. I soccorritori del 118 hanno rianimato la 75enne più volte, aiutandola a respirare per lungo tempo. Manovre su manovre, tutto per riuscire ad aumentare la saturazione, che era da tempo molto bassa. Un impegno notevole da parte del personale dell’ambulanza. I minuti di attesa, però, hanno lasciato il passo alle ore ed ancora ore, una, due, tre, quattro. Un tempo che è sembrato interminabile. Fuori, a distanza, ad attendere c’erano anche il marito e i figli della donna. Poi la notizia attesa da ore: un posto si era liberato. Come, purtroppo accade in questi casi, le buone notizie per alcuni corrispondono a cattive per altri: un uomo ricoverato tra i sospetti, infatti, era risultato al tampone molecolare come positivo e quindi andava trasferito in altro locale. Posto liberato non significa immediatamente disponibile, perché l’ambiente deve essere sanificato a fondo e poi è necessario attendere ulteriori minuti per accogliere un altro degente. Poco dopo le 16,20, è arrivato l’ok per far entrare la 75enne. La donna è stata sbarellata e portata all’interno del pronto soccorso. Le sue condizioni sono critiche.

Le reazioni. I familiari erano particolarmente scossi dalla preoccupazione per il precario stato di salute in cui versava la 75enne congiunta e per la lunga attesa che lascia sconfortati, smarriti, increduli. Ed è da comprendere specie in questo caso se si considerano le settimane di trepidazione per il precedente ricovero ospedaliero. Da registrare, inoltre, i commenti tra i vari soccorritori delle ambulanze in attesa di entrare al pronto soccorso: «La gente crede che sia finito tutto – ha affermato uno di loro – Sta davanti ai bar e ristoranti senza mascherine, passeggia come se fosse finito tutto. Ma qui ci si continua ad ammalare, anche chi ha superato la Covid per colpa delle varianti ». Ed un infermiere: «Facciamo avanti e indietro dagli ospedali per portare ammalati Covid o sospetti tali e qui tutti pensano che il virus non c’è più. Qui la gente muore, ma neanche più i bollettini giornalieri pieni dei caduti di questa guerra fanno impressione». Un suo collega aggiunge: «Siamo esausti. Io ho questa tuta e la mascherina addosso da sette ore e la giornata non è finita. E adesso arriva l’estate. Come faremo? La varianti fanno paura. Ma se ne rendono conto tutti quelli che sono seduti davanti ai locali o passeggiano tranquillamente, pure senza mascherina? Ricordo a tutti che adesso stiamo portando in ospedale anche i quarantenni».

Fonte La Città di Salerno

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