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“Risorsa Mare”: Dividiamo alla Romana o alla Napoletana?

Dagli ultimi comunicati del Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana”, si percepisce in pieno, quanto la presentazione del progetto di fattibilità del depuratore di Maiori del 26 marzo, non abbia convinto su più fronti.

Il primo di questi è stato quello della “condotta sottomarina” verso Salerno, soprattutto per l’assenza di un contraddittorio tra tecnici.

Il secondo argomento, quello della scelta di far confluire ben sei comuni al megadepuratore di Maiori, non è stato quasi affrontato, anzi è stato sbrigativamente messo da parte in favore delle tante altre spiegazioni tecniche sulla depurazione.

Così resta tutto il timore, che questo megadepuratore finisca per deturpare irrimediabilmente il Demanio, area ad alta valenza naturalistica.

La comunità non si è sente affatto garantita, anzi nelle ultime settimane pare abbia definitivamente preso coscienza di non voler diventare “area di servizio” dell’intero comprensorio.

Inizialmente, i comuni di Ravello, Scala e Atrani non erano previsti nel progetto consortile, e la convinzione di tutti era quella che si sarebbero potuti collegare al depuratore di Amalfi.  Quando ad Amalfi venne inaugurato il nuovo depuratore, nell’estate del 2018, prometteva grandi risultati.

Questo impianto, assolutamente tecnologico e ultramoderno, capace di garantire un’alta resa depurativa, insieme a tutti gli altri che sono in corso di progettazione ed esecuzione“, disse il sindaco Milano nel suo discorso, “qualificherà le acque del nostro territorio come eccellenti, in linea con l’immagine che la nostra città e il comprensorio della Costiera deve necessariamente dare al numeroso pubblico di vistatori e ospiti che affollano ogni anno i nostri centri. Un’opera del genere non viene fuori a caso“.

Evidentemente qualcosa non dev’essere andato come previsto, visti i problemi periodici di odori nauseabondi nella zona, dove insistono anche diverse prestigiose attività ricettive.

Problemi che l’Ufficio Tecnico del Comune di Amalfi, ha cercato di risolvere coinvolgendo anche l’Ausino, come da programma, futuro gestore del modernissimo impianto.

Così non è stato però, e non se ne capisce ancora bene il motivo, cioè se non viene rilevato per delle carenze tecniche di base, o perché non sia abbastanza remunerativo a causa degli alti costi di gestione, né se le due cause siano vicendevolmente connesse l’una all’altra.

Insomma il risultato è molto deludente, considerati i 7milioni di euro spesi per la struttura, che doveva essere all’avanguardia ed invece, da quando è entrata in funzione, sta creando non pochi disagi ai cittadini che vi abitano vicino.

Certo è che la vicenda amalfitana sta influenzando non poco quella maiorese, e ci si interroga sul perché al convegno di Maiori, l’argomento sia stato solo accennato, lasciando tutti i dubbi in sospeso.

La preoccupazione sui cattivi odori, è quindi più che giustificata, del resto basta digitare l’argomento su google per rendersi conto che si tratta di un problema largamente condiviso da nord a sud senza distinzioni.

Nel convegno non è stata chiarita nemmeno la differenza tra i sei comuni che si prevede di collegare al depuratore consortile.

Quelli caratterizzati da un’economia prettamente turistica e quelli con un’economia mista, in cui è presente un comparto produttivo, anche non ancora presente ma realizzabibile in futuro, che richiedono differenti necessità di depurazione.

Nella presentazione del progetto, non è stato precisato neanche se sono stati previsti accorgimenti aggiuntivi, in grado di ridurre al massimo il carico inquinante finale, anticipando così buona parte del trattamento depurativo all’origine, in ogni singolo comune.

A quanto pare i cattivi odori, non si originano nell’impianto di depurazione vero e proprio, ma prima, cioè dalla qualità del liquame che arriva.

Più inquinato è all’origine, più lungo il percorso, più alta la temperatura, meno elevato il PH, e maggiore sarà il cattivo odore allo sbocco.

Del resto basta pensare che a volte anche solo un pre-trattamento corretto, nel caso dei reflui di tipo residenziale, consente anche lo smaltimento finale direttamente in condotte sottomarine a dispersione.

Purché venga fatta però, una condotta di lunghezza idonea, in grado di raggiungere fondali a quota batimetrica superiore al termoclino. Se sono soddisfatte tutte queste condizioni, si riesce a garantire valori di mare anche eccellenti, come ampiamente dimostrato da titolati studi scentifici.

Comunque si decida di fare, non si può improvvisare, è necessario affidarsi ad esperti in grado di valutare le diverse opzioni. La “Risorsa Mare” è un bene troppo importante, per essere affrontato con superficialità.

La premessa al convegno sarebbe dovuta partire infatti, dalla descrizione puntuale dello stato del nostro mare: atrofico ormai quasi al limite,  desertificato da fauna e flora, monocromatico a causa di una mucillagine che invade fondali un tempo multicolori.

Gli “esperti”, dovrebbero impegnarsi di più nella comunicazione di questi argomenti che, apparentemente sembrano difficili perché molto tecnici ed ostici, ma affrontati in un modo più semplice, possono diventare invece comprensibili a tutti i cittadini.

In questo Piero Angela con il suo Quark, ha insegnato molto..

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