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Ravello: festival al centro di veleni, scontri politici e polemiche

Ravello: festival al centro di veleni, scontri politici e polemiche. Tutta colpa di Wagner, di una vacanza a Amalfi e una gita in collina a dorso di mulo. Arrivato a Ravello nel parco di Villa Rufolo, il grande compositore disse di aver trovato lì «il giardino di Klingsor» per il suo «Parsifal». A 70 anni dalla morte, il 18 giugno 1953, in quel giardino l’orchestra del San Carlo diretta da Hermann Scherchen inaugurava la lunga stagione del festival. Che dura tuttora. In mancanza di pubblico live causa pandemia, l’ultimo concerto in streaming è del 2 aprile con «Le ultime sette parole di Cristo sulla croce» di Haydn registrato dal Quartetto d’archi del San Carlo. Nel frattempo la rassegna, tra le più antiche e prestigiose, non smette di essere al centro di veleni, scontri politici, polemiche e casi eclatanti.

Ultimo la nomina prima annunciata e poi ritirata del nuovo presidente della Fondazione, Francesco Maria Perrotta. Una nomina che avrebbe dovuto mettere la parola fine all’ennesimo commissariamento, quello affidato ad Almerina Bove, vice capo di gabinetto del presidente della Regione Campania, in scadenza il 30 aprile. Il suo incarico era iniziato a febbraio 2020 proprio mentre scoppiava il Covid in Italia.

La funzionaria aveva preso il posto di Mauro Felicori, ex direttore della reggia di Caserta, nominato commissario dalla Regione nel 2019 per mettere fine a una serie di discrepanze sorte negli anni all’interno dello statuto della Fondazione che dal 2002 governa il Ravello Festival. Bassolino era governatore a Santa Lucia, il sindaco era Secondo Amalfitano.

A gestire il nuovo organismo il sociologo Domenico De Masi. Il suo incarico prevedeva l’allargamento della rassegna, che fino ad allora era stata limitata a concerti per poche settimane, promossa dall’Ept di Salerno. Nume tutelare per circa un trentennio Roman Vlad, compositore, pianista, musicologo, esperto wagneriano, che aveva tra l’altro stabilito rapporti con Bayreuth, città d’adozione di Wagner e con il nipote del musicista, Wolfgang, spesso ospite in Costiera. Grandi nomi e grandi orchestre si alternavano nei cartelloni. Staatskapelle di Dresda, Münchner Philharmoniker, Gewandhaus di Lipsia, Royal Philharmonic, London Symphony Orchestra, Pretre, Maazel, von Matacic, Mehta, Tate, Temirkanov, Rostropovich, Sinopoli. Nel 1997 per un «Parsifal» in forma di concerto arriva Placido Domingo, l’orchestra è quella del Kirov di Pietroburgo, sul podio un giovane Valerij Gergiev, il regista inglese Tony Palmer ne fa un film per la Rai.

Ma i tempi cambiano. E con la nascita della Fondazione si fa spazio un progetto più ampio che contempli altre arti per fare di Ravello una capitale culturale tutto l’anno. Dopo Lorenzo Ferrero, Mauro Meli e una brevissima apparizione di Monique Veaute (ora a Spoleto) i direttori artistici si moltiplicano, ognuno per un campo. C’è la Wertmuller per il cinema, Aurelio Canonici per la sifonica, Alessio Vlad per eventi speciali, Francesco Durante per la letteratura, Bonito Oliva per le arti visive. Già dalla svolta del secolo si pensa all’auditorium su disegno del brasiliano Oscar Niemeyer. Del 2003 l’accordo per la sua realizzazione, l’inaugurazione il 29 gennaio 2010, Oliviero Toscani immortala l’evento fotografando in terrazza il gruppone degli intervenuti. Poi il silenzio. Anche la vela di cemento bianco finisce nelle polemiche: la struttura è del Comune e per cederla al festival serve un accordo che stenta a decollare (oggi un’impalcatura segna improrogabili interventi di manutenzione).

Di pari passo vanno le polemiche sulla gestione della Fondazione che intanto potrebbe contare anche un un altro spazio importante nel centro del paese, Villa Episcopio, acquisita dalla Regione, e dove la ristrutturazione da anni non è mai terminata. Nel 2011, dopo l’era De Masi, arriva a presiedere la Fondazione Renato Brunetta (fino al 2014) e Stefano Valanzuolo che nella precedente gestione aveva curato le «Passeggiate musicali» diventa coordinatore poi direttore generale e direttore artistico. Gli appuntamenti si moltiplicano in tutti i campi, sul palco a picco sul mare una volta esclusiva dei wagneriani arrivano De Gregori, Bacharach, Marsalis, John Malcovich, Laurie Anderson e Philip Glass. Senza dimenticare grandi orchestre e grandi direttori: Barenboim, Pappano, Harding, Blomstedt, poi dal Venezuela Abreu cui viene conferita la cittadinanza onoraria. Nel 2015 dopo un breve commissariamento di Antonio Naddeo, De Masi viene nominato di nuovo presidente, dopo tre mesi lascia. Si arriva alla nomina a presidente di Sebastiano Maffettone che resta fino al 2018. In questo periodo i direttori artistici sono tre: Alessio Vlad per la sinfonica, Laura Valente per la danza, Maria Pia De Vito per il jazz. I problemi di gestione però sono tanti. Lo statuto prevede che nel consiglio di indirizzo della Fondazione i soci (Comune, Regione, Provincia) nominino un loro rappresentante per 4 anni. Ma con il variare delle maggioranze politiche il progetto si sgretola, al potere ci sono rappresentanti politici che non hanno riscontro nell’organismo. Le lotte deflagrano. Arriva Felicori commissario, il festival va ad una collaborazione istituzionale con il Verdi di Salerno e il San Carlo sotto la guida di Paolo Pinamonti. Nel 20 la palla passa alla Bove, sempre con l’incarico di rifare lo statuto, e Alessio Vlad cura il festival che, nonostante la pandemia, si assicura un concerto di Gergiev e uno dell’Orchestra Cherubini diretta da Muti, il cui nome mancava nel libro d’onore del festival. Il resto è cronaca degli ultimi giorni.

Fonte Il Mattino

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