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RaiTre tra “Report” e “Cosa ci faccio qui”

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RaiTre tra “Report” e “Cosa ci faccio qui”.

Il palinsesto del lunedì di Raitre é imperdibile. L’incastro tra due trasmissioni di enorme pregio quali “Report” e “Cosa ci faccio qui” é perfetto. Mentre la prima col suo vero giornalismo d’inchiesta ha mostrato nella puntata di ieri il volto becero e truce delle stanze del potere vaticano, la seconda invece ci ha compensato con un servizio relativo ad un vero “cristiano”, un vero “servo” dei più deboli, un piccolo imprenditore calabrese che vive per soccorrere i meno abbienti immigrati o italiani che siano.

Report ci ha mostrato il vero male dei corridoi e degli uffici vaticani ovvero le malefatte di loschi faccendieri collusi con alcuni poteri forti della chiesa cattolica, celati agli occhi di Papa Francesco I, che sta tentando di disfarsi di simili personaggi controproducenti. L’indebita appropriazione da parte di squallidi soggetti (e soggette al femminile) capaci di utilizzare le offerte destinate ai poveri per comprare oggetti e vestiti di lusso. Personaggi imposti spesso dal cardinale Beggiu in posti-cardine dell’amministrazione vaticana e collusi con i soliti nomi dei faccendieri più irritanti della storia della Repubblica italiana quali Carboni e Pazienza. Addirittura nelle interviste in maniera guascona alcuni di essi si sono definiti “gelliani” ovvero seguaci del verbo di Licio Gelli e della massoneria deviata e qualcuno si é pure vantato di aver trascorso e festeggiato ben 4 capodanni a casa del “venerabile” Licio. Mi ha colpito la mancanza di pudore, la tracotanza e l’assoluta mancanza di riflessione e pentimento dell’agire di questi personaggi. Sono letteralmente rimasto basito e triste davanti al televisore, seppure da laico ed agnostico dubbioso qual sono. Meno male che Domenico Iannacone, il cantore della sensibilità umana mi ha rimesso un pò di buonumore e speranzoso con la sua magica trasmissione “Cosa ci faccio qui”. Iannacone si é recato in Calabria a trovare una sua vecchia conoscenza: Rocco, un piccolo imprenditore benestante che si dedica anima e corpo ( più col corpo ad onor del vero) ad aiutare i poveri immigrati e locali del suo circondario. Con un nuovo autobus raccoglie gli immigrati per portarli al lavoro, cucina centinaia di pasti caldi giornalieri per distribuirli gratuitamente gli immigrati; organizza pacchi e spese solidali che settimanalmente regala alle famiglie povere locali. L’imprenditore conduce personalmente l’autobus, consegna mascherine nuove agli immigrati con l’aiuto di Iannacone, conosce a menadito i luoghi, i ghetti, i giardini dove i poveri immigrati alloggiano in condizioni miserrime ed estreme, spesso senza acqua e senza corrente elettrica. Non si é perso d’animo quando gli hanno bruciato gli autobus, prontamente gliene hanno regalato un altro. L’imprenditore ha organizzato anche una raccolta di mandarini (destinati al macero) che dalla piana di Gioia Tauro sono stati personlmente trasportati da lui a Roma e distribuiti alle famiglie povere della capitale per riceverne in cambio vestiario da donare agli immigrati ed ai poveri calabresi. Sinceramente commosso per essere stato abbracciato dal Papa in persona che conosceva la sua nobile storia ed attività. Insomma un silenzioso grido di speranza in risposta al vergognoso silenzio della coscienza dei personaggi intervistati dai giornalisti di Report.

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