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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Impariamo a soffermarci sui doni ricevuti”

Piano di Sorrento. Riportiamo la bellissima omelia di Don Pasquale Irolla durante la Santa Messa mattutina nella Basilica di San Michele Arcangelo incentrata sul Vangelo di oggi. Ecco il brano dell’evangelista Luca:

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Ed ecco le parole di Don Pasquale: «La grazia di Pasqua chiede a ciascuno di noi di essere carezzata, cullata, custodita, innaffiata, perché possa germogliare primavera dentro di noi, arrivare alle fibre più oscure dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, raggiungere ogni aspetto della nostra vita e lentamente farci salire, renderci più leggeri. Un esercizio e una tensione, forse l’unica semplicissima che noi possiamo avere, è quella di soffermarci non tanto sui pensieri oscuri che ci vengono, su quelli che ci abbattono, che ci tolgono la speranza, che ci atterriscono. Noi molte volte passiamo la lingua dove il dente duole, cioè più facile ed istintivo riandare con la mente a fine giornata, alle cose che non sono andate, a ciò che non sei riuscito a controllare, a quello che ti è sfuggito, alle persone oscure, ai peccati, alla tristezza. L’invito che noi riceviamo in tutte queste settimane di Pasqua è di imparare a soffermarci non tanto su queste cose ma sui pensieri leggeri, sulle luci che abbiamo ricevuto, sui doni ricevuti, sugli aspetti belli che hanno costellato il cielo di una giornata. Questo nostro soffermarci su una parola bella, su un’attenzione che ti ha fatto tuo figlio, su un grazie che ti ha detto, sul vederlo preso a studiare, cose strane ma semplici, questo soffermarci su una goccia di dolcezza a lungo ci rende attenti ai doni di Dio e mette via sempre lentamente gli aspetti oscuri, i pensieri sinistri, assassini, che ci uccidono e noi ci ritroviamo un po’ più leggeri e lentamente pronti a assorbire totalmente la grazia di Pasqua che ci porterà nel sigillo di Pentecoste a vedere quanti doni abbiamo ricevuto e possiamo trasmettere ai nostri figli.

Questo soffermarci sugli aspetti belli è anche l’invito dei Vangeli del tempo di Pasqua che ci raccontano le apparizioni del Cristo Risorto. I racconti di Gesù Risorto sono più di uno proprio perché raccontati da varie prospettive, proprio perché c’è bisogno di ricevere una sorta di conferma di un dono di Dio di cui forse stai dubitando. Che cosa ti lascia la Pasqua? Forse noi abbiamo riconosciuto un piccolo dono ma ne dubitiamo e allora di domenica in domenica Gesù viene a confermare in tanti modi l’unico dono, a farti riconoscere più doni. E attraverso il racconto delle apparizioni del Gesù Risorto noi lentamente entriamo nella grazia di Pasqua e l’attenzione di Cristo Risorto è perlomeno duplice a considerare la pagina di Vangelo di oggi. Si inserisce in questa attenzione alla luce. Venerdì Santo, nella Quaresima, abbiamo dato attenzioni alle tenebre, alla morte. Ora da’ attenzione, soffermati, rimugina sulla vita. Su questa base la tensione del Cristo Risorto è perlomeno duplice. La prima è quella di farsi riconoscere. E’ sempre questo il pallino di Gesù: farsi riconoscere. Tante volte Gesù passa nella nostra vita e noi non ce ne accorgiamo ed il dono va perduto. E Gesù più volte viene, ritorna, prende l’iniziativa, fa il primo passo, viene a visitare i suoi discepoli, anche noi, perché noi possiamo riconoscerne il passaggio. Riconoscere ed amare. Il grande desiderio di Dio è che noi lo riconosciamo e basta, lo rende felice e per altri versi conferma noi nella grazia di Pasqua, nella grazia ricevuta. E noi man mano che scorrono queste settimane possiamo imparare qualcosa in più su come cogliere la visita di Dio nella nostra vita per seguirne le tracce, per riuscire a lasciar cadere meno grazia di quanto non ne abbiamo fatta cadere l’anno scorso, due anni fa, negli anni precedenti. E questo riconoscere il passaggio di Gesù ha tanti criteri. Quello che emerge radicalmente, prepotentemente, in questi Vangeli è la gioia, una gioia che non viene da te, la consolazione dell’anima. Si può parlare di pacificazione. Tu sei inquieto, ci sono aspetti nella tua vita che non hai ancora messo a fuoco, poi ti senti pacificato. Cioè una sorta di benessere spirituale ti prende e avverti che tutta la tua vita è grazia, che nessun giorno è andato buttato agli occhi di Dio che ha recuperato tutto e ti ha riconsegnato a te stesso pacificato. Quando noi avvertiamo una pacificazione allora è un segno che è passato Gesù e Gesù si rallegra se noi ce ne accorgiamo oltre che noi avere un ritorno di grazia che ci permette di affrontare la vita a testa alta e di essere meno diffidenti.

L’altra attenzione di Gesù è quella di aprire la mente all’intelligenza delle scritture. Significa tante cose. Innanzitutto Cristo Risorto apre la mente dei discepoli. Che significa? Noi sappiamo molto bene quando la nostra mente è chiusa, quando non abbiamo capito. Ognuno di noi si porta dentro dalla scuola, dal liceo e poi dall’università le volte in cui il docente spiegava e noi non capivamo. Non capire è la grande condanna della nostra mente. E noi non possiamo non ammettere che se non comprendiamo non viviamo bene. Quando aumenta la comprensione aumenta la luce, noi viviamo meglio ed allora Gesù ti fa nascere un’idea. Anche questa è l’esperienza bella che noi facciamo. Non avere idee, spremere il cervello, pensare, ripensare, non avere l’idea, poi si accende una scintilla, nasce l’idea. Non è vero che la mente va spenta nella fede, anzi molte volte noi sperimentiamo che la mente arriva dopo, come accadde ai discepoli nel dire: “Allora Gesù parlava della sua Risurrezione, della sua Pasqua”.

In quelle circostanze la mente quando arriva dopo e comprende, allora tutto diventa più bello. Gesù ti fa comprendere, ti fa nascere l’idea, ti apre la mente. A che cosa? Ciascuno di noi ha molte cose che non ha ancora capito della vita, della propria vita, di Dio e questo molte volte genera in noi ha una sorta di apatia o di rabbia, anche verso di Lui. Ma quando noi poi comprendiamo, cioè diamo un nome a quel giorno, a quell’evento e quando questo nome lo diamo alla luce delle Scritture, cioè quando una parola delle Scritture dà il nome ad un giorno importante della tua vita, ad un dolore determinante della tua storia, ad una separazione, ad uno squartamento che ancora vivi e che sanguina, capite allora che questa è Pasqua. Apri la mente all’intelligenza delle Scritture. “Intelligere” le Scritture è grazia, è un dono, non è immediato. E’ grazia che ci viene concessa perché Gesù ti apre la mente. Tutto questo ci accade non soltanto perché noi possiamo ritornarcene più leggeri ma ancor di più perché ne diventiamo testimoni. “di questo voi siete testimoni”. E’ una promessa o una minaccia del Cristo Risorto? Potremmo dire è la sua fretta. Il fatto che tu abbia capito, che ti sia stata data una luce che attendevi da anni, quel che tu hai sperimentato cioè di avere imparato qualcosa in più dei misteri di Dio, per lo meno riconoscere il fruscio dei suoi passi ed esserne confermato, ora siatene testimoni. Non lasciamo perdere, non lasciamo cadere questo dono in una sorta di benessere che appartenga solo a noi, trasmettiamolo con la stessa ansia con cui ci preoccupiamo se nostro figlio può andare a scuola, può avere tutte le opportunità per non restare indietro nel cammino della vita. Con quella stessa ansia siate testimoni ed è questo anche il mio augurio oggi, terza domenica di Pasqua».

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