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In penisola sorrentina per il secondo anno il silenzio delle processioni degli incappucciati

Siamo nel cuore della Settimana Santa che in penisola sorrentina è sempre stata vissuta con grande fede e partecipazione. Una Settimana caratterizzata dai riti religiosi e, soprattutto, dalle tradizionali e secolari processioni degli incappucciati. Lo scorso anno la pandemia ed il lockdown avevano messo uno stop alle processioni. Fino all’ultimo si era sperato in un miglioramento che permettesse l’uscita degli incappucciati ma non fu così. I lampioni rimasero spenti, le statue rimasero chiuse nelle chiese, i tamburi non suonarono. Un evento storico che gettò nello sconforto i fedeli. Quelle strade deserte nel giovedì e venerdì santo furono una pugnalata al cuore e fecero sentire ancora di più la tristezza e la paura per quello che stava accadendo a livello mondiale. Ma, all’improvviso, il silenzio di quei due giorni fu rotto dal suono degli inni e del Miserere, dal rullare dei tamburi. Suoni diffusi a tutto volume da ogni balcone e da ogni casa, in tutta la penisola sorrentina. Un modo per gridare: “Noi ci siamo, siamo comunque in processione, anche se non ci vedete”. Un modo diverso di vivere la Settimana Santa ma sicuramente un’esperienza fortissima ed allo stesso tempo commovente perché tutti si sono sentiti uniti e vicini pur trovandosi ognuno rinchiuso nella propria abitazione. Quel Miserere “urlato” dai balconi ed ascoltato con gli occhi pieni di lacrime parlava di tradizioni e di storia.

Tutti speravano che quest’anno la Settimana Santa si sarebbe svolta in modo regolare e che gli incappucciati avrebbero nuovamente percorso le strade cittadine. Ed invece non sarà così. Per il secondo anno consecutivo si dovrà rinunciare alle tradizionali processioni. Ancora una ferita al cuore, ancora un dolore, ancora lacrime e speranza. “Sentinella quanto resta della notte?”, è il grido del profeta Isaia che possiamo fare nostro. “Quanto resta della notte?”, quanto tempo ancora occorre per tornare alla normalità? Quanto ancora dobbiamo aspettare? Purtroppo non abbiamo una riposta ma possiamo illuminare questo momento buio con la luce della speranza e con dei gesti che riescano a riscaldarci il cuore.

Anche quest’anno vivremo una Settimana Santa diversa da quella a cui eravamo abituati da sempre, sicuramente ci aiuterà a guardare dentro noi stessi e sarà davvero una settimana di passione, di lacrime, di mancanze e di ricordi. Le varie confraternite hanno comunque organizzato diversi incontri di catechesi visibili anche in streaming e, grazie alla tecnologia che aiuta tantissimo in questi momenti, hanno realizzato anche dei video che ci accompagnano in questo periodo di preparazione alla Pasqua.

Ma tutto questo, pur aiutando, sicuramente non cancellerà il “dolore” che proveremo nel vedere le strade vuote, senza gli incappucciati che sfilano portando i misteri della passione e morte di Gesù, senza le statue dell’Addolorata e del Cristo Morto. Ci mancherà aspettare di vedere in lontananza la luce fioca dei primi lampioni, il suono cadenzato dei tamburi, l’odore dell’incenso che sale verso il cielo. Perché noi della penisola sorrentina le processioni le abbiamo dentro, fanno parte della nostra storia, della nostra tradizione, fanno parte di noi. Dietro quei cappucci ci sono i volti dei nostri padri e dei nostri nonni che non ci sono più.

Sicuramente anche quest’anno, come l’anno scorso, il giovedì e venerdì santo sentiremo risuonare dai balconi gli inni delle varie processioni ed il canto del Miserere che in tanti faranno risuonare per squarciare il silenzio, per gridare che no, non ci arrendiamo.

Ci ritroveremo affacciati ai balconi ed alla finestre, con il cuore in gola e le lacrime che bruciano gli occhi, per ascoltare quei suoni tanto familiari, quei cori che oramai abbiamo imparato a memoria. Chiuderemo gli occhi e vedremo sfilare gli incappucciati, vedremo nostro padre che porta il lampione, nostro nonno che porta uno dei misteri, ci sembrerà di sentire l’odore acre dell’incenso.

E vivremo la “nostra” Pasqua che è quella del giovedì e venerdì santo, che è quella fatta dal suono dei tamburi e dalla luce dei lampioni. La vivremo anche quest’anno in modo diverso e surreale, ma predisponiamo il nostro cuore ed assaporiamo questo momento di grazia e di emozione.

(foto di Domenico Cinque)

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