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Immunità di gregge in Campania, razionalizzazione delle dosi disponibili

Siamo oltre la metà del mese di aprile ed in Campania ancora non si sa nemmeno quando inizieranno le prenotazioni della vaccinazione anti-Covid per la fascia 30-59 anni. Ad oggi l’Unità di Crisi della Regione Campania conta di completare l’immunizzazione con doppia dose agli over 80 nel giro di una decina di giorni. A quanto pare la Campania risulta indietro nel piano di immunizzazione, come confermato dai dati della fondazione Gimbe: la Campania sarebbe ultima in Italia per completamento del ciclo vaccinale.

Non si capisce perché non si valuti allora la possibilità di rimediare a questo gap, consentendo alle persone nella categoria 60-70 in buona salute di verificare se possiedono l’immunizzazione spontanea, dovuta ad una positività asintomatica mai accertata.

Tenuto conto che i medici virologi hanno sostenuto che le persone che hanno superato il Covid-19 debbano essere sottoposte ad una sola dose di vaccino, da effettuare tra i 3 ed i 6 mesi successivi alla negativizzazione, lo stesso dovrebbe valere anche per quelle persone che, pur essendo state positive, non l’hanno mai saputo perché del tutto asintomatiche.

Se a questa categoria di persone potesse essere rimandata, anche solo di qualche mese, la somministrazione del vaccino, si riuscirebbe ad attuare una razionalizzazione delle dosi, senza inutili sprechi. Questo potrebbe essere risolutivo visto che le dosi di vaccino dovrebbero arrivare in abbondanza proprio a partire dall’autunno.

È stato ipotizzato che la percentuale di individui con infezione, che non avranno mai sintomi, rappresenta circa il 25% del numero dei positivi accertati. Per individuarli purtroppo è necessario un campionamento clinico, mediante l’esame degli anticorpi nel sangue (IGg).

In tal caso si potrebbe riuscire a dare precedenza alle persone che hanno più bisogno del vaccino, per riprendere il lavoro in sicurezza, soprattutto in previsione della stagione turistica che è alle porte.

È scontato però che per poter mettere in atto questa metodica, si dovrebbe consentire di effettuare gli specifici esami del sangue, con il supporto del Servizio Sanitario Nazionale, almeno per le categorie più disagiate.

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