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Giornata Mondiale della Terra, il pensiero dei geologi

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    Fiore (Pres. Naz. SIGEA): “Se le nostre attività e azioni danneggiano l’ambiente che ospita la nostra vita non possiamo più parlare di sviluppo ma di atteggiamento egoistico e predatorio. Stiamo agendo decisamente con azioni poco attente al presente e senza una visione del futuro”.

    Tutelare l’ambiente per un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri. Lo stato d’animo di preoccupazione conferma lo stato di sofferenza del Pianeta che partendo dall’ambito locale si amplifica a livello planetario.

    Basta ricordare i recenti fatti di cronaca in Toscana dove sono stati denunciati illeciti gravi e controlli poco attenti che hanno permesso di far mescolare i rifiuti delle concerie e i fanghi industriali, prodotti nel distretto conciario tra le province di Firenze e Pisa, a materiali da costruzione per realizzare una strada. Questi rifiuti nel tempo hanno inquinato il suolo, il sottosuolo, le acque superficiali, le acque sotterranee, hanno interferito con flora e fauna e forse anche con la salute degli abitanti della zona. Mentre in Toscana si scoprivano questi reati, dall’altra parte del Mondo inondazioni colpivano alcune aree dell’Indonesia orientale, dove ondate di acqua e di fango hanno provocato la distruzione di case e infrastrutture causando la morte di centinaia di persone”. Lo ha affermato poco fa Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale, in occasione della Giornata Mondiale del Pianeta Terra.

    Sembra che pur interferendo fortemente con le dinamiche del Pianeta, la nostra intenzione è quella di lasciarlo al suo destino, il suo destino che è anche il nostro destino visto lo stretto legame che esiste tra quello che prendiamo e consegniamo al pianeta e la sua capacità di rigenerarsi. Sembriamo sorpresi – ha concluso Fiore – sapere che la montagna di ghiaccio che nel 2017 si era staccata dalla piattaforma dell’Antartide, restando al principio immobile per poi migrare nell’oceano Atlantico in direzione nord, alla fine si è sciolta. La sorpresa vale solo la prima volta, non possiamo non sapere che dopo di essa ci sarà un’altra montagna di ghiaccio e ancora un’altra che perderà la sua identità di stato solido per mescolarsi inesorabilmente alle acque marine.

    Allora non possiamo che riflettere se questo sviluppo è lo sviluppo funzionale al nostro stare bene. Osservando nella storia recente lo sviluppo utile alla produzione di beni e servizi che soddisfano quotidianamente al meglio le nostre esigenze e i nostri bisogni, esigenze e bisogni di una popolazione mondiale in costante crescita disomogenea, ci rendiamo conto che questo a un certo punto non è stato più in equilibrio con l’ambiente. Quello che noi chiamiamo sviluppo ha iniziato a incidere fortemente sulle componenti ambientali alterandole, con ricadute sulla nostra salute. Si è interrotto difatti il legame tra bisogni, benessere e sviluppo. Se le nostre attività e azioni danneggiano l’ambiente che ospita la nostra vita non possiamo più parlare di sviluppo ma di atteggiamento egoistico e predatorio. Stiamo agendo decisamente con azioni poco attente al presente e senza una visione del futuro.

    Per uno stile di vita diverso non servono i fondi europei di Next Generation EU, perché non sappiamo se saranno spesi bene e, inoltre, queste risorse economiche esterne ben presto finiranno. Serve un cambio culturale nel pensare al nostro agire e al nostro stile di vita, un cambio che ci porti, come cantava Eros Ramazzotti già nel 1985, verso “… un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri”.

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