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Fondazione Ravello, manca ancora il nome del presidente. Le parole del sindaco Di Martino

Ancora non si conosce il nome del nuovo Presidente della Fondazione Ravello. Nei giorni scorsi lo stesso Ente aveva annunciato la nomina di Francesco Maria Perrotta, smentita poi dalla Regione Campania.

Sull’argomento il sindaco di Ravello Salvatore Di Martino – come riportato in un articolo del “Corriere del Mezzogiorno” – afferma:  «In base al nuovo Statuto il sindaco non ha il diritto di nomina della figura apicale della Fondazione, ma può solo esprimere un parere sul nome indicato dal presidente della Regione Campania. E io sto ancora aspettando che il governatore De Luca mi sottoponga il suo nome per poter dire sì o no come è mia facoltà. Anzi, aggiungo che avevo chiesto un appuntamento per il 23 aprile che non è stato possibile combinare per impegni del governatore».

L’articolo, a firma del giornalista Gimmo Cuomo, riporta l’intervista al primo cittadino di Ravello che condividiamo.

Come spiega allora il cortocircuito tra l’annuncio della Fondazione e il dietrofront della Regione?
«Sono, al momento, l’ultima persona a poterle dare una risposta. La Fondazione è commissariata e il Comune in questo momento non è dunque presente all’interno del Cda. Sicuramente è stato commesso un errore, un grave errore. Certamente bisognerà accertare se ci sono state responsabilità. Del resto, Perrotta, quando si è precipitato a Ravello, non ha nemmeno ritenuto di dover salutare il sindaco. Le sembra plausibile un comportamento del genere se avessi espresso, come prevede lo Statuto, il parere positivo sulla sua nomina?».

Lei però ha sentito Perrotta?
«Francamente le dico che prima che circolasse il suo nome non sapevo neanche chi fosse. E così, quando ho saputo che aspirava a quel ruolo, ho pensato di conoscerlo almeno a distanza, per averne un’idea nel caso mi fosse stato sottoposto ufficialmente il suo nome. Ci siamo incontrati telematicamente insieme col commissario della Fondazione Almerina Bove. Tutto qui».

Che impressione le ha fatto?
«Certamente ha un curriculum di tutto rispetto. Ma paradossalmente proprio quel curriculum così ricco di impegni e di incarichi mi ha suscitato qualche preoccupazione. La fondazione Ravello ha bisogno di dedizione particolare. Anche il programma deve mantenere una sua peculiarità, non può ricalcare quello di altri festival».

Intanto si avvicina la data del 30 aprile che dovrebbe coincidere con la fine del commissariamento. Pensa che riuscirete ad arrivare in tempo alla nomina del nuovo presidente?
«Ho già detto che non ho la possibilità di agire in autonomia. Devo aspettare che il nome arrivi dalla Regione per esprimere il mio parere. Aggiungo che già ci eravamo attivati per raccogliere le candidature per il consiglio d’indirizzo. Avevo invitato anche l’opposizione a presentare proposte valide. Se mi avessero proposto, per paradosso, il nome di Mattarella, per dire di una personalità autorevolissima, al di sopra delle parti, non avrei avuto alcun problema».

Cosa si augura per il bene della Fondazione e soprattutto del Festival?
«Il commissario Bove ha lavorato molto bene, diciamo che è stata quasi un presidente. La scorsa estate, in un momento di grande difficoltà, abbiamo varato, con piena condivisione e massima trasparenza, un’edizione di ottimo livello del Festival».

Pare di capire che una proroga del commissariamento non le dispiacerebbe.
«Le ho detto, il commissariamento non ha prodotto alcun danno. Anzi, in tempo di pandemia, ha forse rappresentato la soluzione migliore».

(fonte: Corriere del Mezzogiorno)

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