Quantcast

Cava de’ Tirreni: filma l’ex in auto con “l’amante”: a processo

Cava de’ Tirreni: filma l’ex in auto con “l’amante”: a processo. Era convinto che la compagna avesse un amante, quindi decise di seguirla e riprenderla in video, mentre la stessa si trovava in macchina con un amico, senza fare nulla di compromettente. Aperta la portiera dell’auto, le puntò la telecamera del cellulare in faccia e le urlò contro: «Da quanto tempo vai avanti» insieme ad altre frasi offensive. Quel video, dopo tempo, finì ovunque: in rete, sui siti internet e nei cellulari di persone sconosciute. Ora, un uomo di 37 anni di Cava finisce a processo con la formula del giudizio immediato, richiesto dalla Procura di Nocera Inferiore. È accusato di stalking, ma anche di maltrattamenti e diffamazione, per fatti che vanno dal gennaio 2021 fino a tempi più recenti. Fino a quando il gip non gli impose il divieto di avvicinarsi alla compagna. Stando alle accuse, l’indagato una sera si presentò a casa della donna, e dopo aver suonato il citofono con insistenza, pretese di controllare chi fosse presente all’interno. In quell’occasione, in casa vi era un poliziotto, amico della donna che però l’uomo riteneva essere il suo amante. Quest’ultimo uscì dall’abitazione attraverso una finestra, restando poi ferito a seguito di una caduta. Sullo sfondo di quei fatti vi erano i diversi problemi maturati in quella coppia. Secondo il racconto della vittima, infatti, il 37enne si sarebbe spinto a chiedere a più persone di controllare i suoi spostamenti, corrispondendo, talvolta, somme di denaro. Alle denunce, la donna allegò le foto dei lividi sul corpo che le avrebbe provocato l’ex compagno, durante la convivenza, risultato di diversi litigi del passato. Il pm contestò all’indagato non solo le minacce, ma anche una serie di aggressioni consumate contro la ex, che una volta sarebbe stata colpita al viso e alla testa. L’episodio risaliva al 10 novembre 2019, alla presenza della figlia minore, come raccontò lei stessa agli inquirenti. Tra i comportamenti dell’indagato, anche l’invio di messaggi dal contenuto minatorio.
LE ABITUDINI DI VITA Attraverso l’escussione di diverse persone sentite dalle forze dell’ordine, fu registrata anche la volontà dell’uomo di cercare qualcuno che fosse disposto a colpirlo con un pugno al volto, in modo da attribuire poi la responsabilità proprio al poliziotto. Diversi testimoni confermarono invece i maltrattamenti ai quali sarebbe stata sottoposta la donna, che fu costretta anche a chiudere la sua attività commerciale, perché avrebbe temuto seriamente per la propria incolumità. Al punto da modificare le sue abitudini di vita. L’indagato avrà modo di difendersi dalle accuse che gli vengono mosse dinanzi al gip, durante la celebrazione del rito immediato.

Fonte Il Mattino

Commenti

Translate »