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Campania il giallo si allontana, rimane arancione e il turismo soffre peggio del 2020

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Campania il giallo si allontana, rimane arancione e il turismo soffre peggio del 2020  quando già si parlava di riaperture , qui tutto si allunga forse dopo la metà di maggio, o addirittura giugno, con il lockdown alle 22 poi per ristoranti e locali è davvero una mazzata, situazione problematica nelle aree vocate come la Costiera amalfitana, Penisola Sorrentina, Cilento, Capri e Ischia .
La Campania, alla vigilia della riunione della cabina di regia – fissata domani mattina a Roma, al ministero della Salute, per il consueto monitoraggio settimanale dei dati della pandemia – non ha possibilità, per ora, di avanzare in zona gialla. Una promozione che varrebbe oro per le attività economiche, a fronte del calendario di riaperture contenute nel nuovo decreto che entrerà in vigore dal 26 aprile e fino al 31 luglio, ma insostenibile dal punto di vista sanitario. I cittadini campani per ora devono mettere da parte l’idea di mangiare nei ristoranti all’aperto, di tornare a cinema e a teatro, in piscina o in palestra. Un tale scenario può solo guardarlo da lontano e lavorare per entrarci al più presto. L’unico comune denominatore, che resterà valido per tutte le fasce, è il coprifuoco notturno dalle 22 alle 5 del mattino ma è una magra consolazione.
LA SITUAZIONE
La situazione epidemiologica della Campania è ancora molto critica scrive Ettore Mautone su Il Mattino di Napoli : sin dalla settimana che ha preceduto quella in cui è passata in area arancione (dal 19 aprile), il Coronavirus è tornato a correre. Partiamo dall’incidenza dei casi, ossia il numero dei contagi giornalieri contati nell’arco di sette giorni e messi in rapporto con 100 mila abitanti: giovedì 8 aprile questo dato segnava 199, il valore più basso in un mese e mezzo di zona rossa. Il 15 aprile però, eravamo già tornati a 238, valore segnato già sia il 25 marzo sia il 1 aprile al termine delle rispettive settimane. In quella tornata, non essendosi verificato un calo costante dei valori, nell’arco dei 14 giorni precedenti, restò per un altro giro in zona rossa. A ieri l’incidenza è ancora alta: 230 casi ogni centomila abitanti negli ultimi sette giorni, valore molto vicino tra l’altro al valore soglia dell’area rossa di 250 mentre la quota media nazionale è a 160 che vale il giallo per 11 regioni. Anche nell’ultima settimana (quella terminata domenica) c’è stato un netto incremento dei contagi e i nuovi casi sono stati in media 1.910 al giorno contro i 1.600 della settimana precedente, superiori dunque anche ai 1.900 di due settimane. Per trovare un dato più alto bisogna tornare a un mese fa. Evidentemente pesano le moltr trasgressioni di Pasqua. C’è poi da considerare l’enorme zavorra rappresentata dal numero di persone attualmente positive, un serbatoio fatto di quasi 92 mila individui. Basta pensare che la Lombardia ne ha solo 58 mila e che, in questo momento, in Italia quasi un malato di Covid su 5 risiede in Campania. Uno scenario mitigato solo da un Rt attorno a 1 e dai tradizionali bassi livelli di ospedalizzazione rimasti costanti nelle ultime settimane.
IL LAVORO DA FARE
Cosa manca, dunque, alla Campania per conquistare la bandiera gialla? Le regole sono chiare e resteranno in vigore anche col prossimo decreto anti Covid: sono obbligatorie due settimane in fascia arancione ossia quattordici giorni in un livello di rischio o scenario epidemico inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive mentre i parametri da rispettare sono un Rt (l’indice che misura la capacità del virus di infettare nuove persone) sotto il valore 1 e un’incidenza stabilmente in discesa in un range inferiore a quello attuale. Indicatori che, nel complesso, dovrebbero disegnare complessivamente uno scenario di rischio basso o moderato incrociando la scomparsa di nuovi focolai, il basso livello di occupazione dei posti letto e delle terapie intensive, la conservata capacità di tracciamento dei casi. Per andare in zona gialla la Campania, sin da oggi, dovrebbe piegare in maniera costante e significativa, per due settimane consecutive, la curva dei nuovi contagi, far scendere la quota degli attualmente positivi, abbassate attorno a 200 l’incidenza per 100 mila abitanti e conquistare ogni giorno schiere di guariti, costringendo Rt a un valore collocato sotto l’asticella di 1 che segna comunque una crescita, sebbene lineare, continuando al contempo a vaccinare agli alti ritmi raggiunti. Invece siamo ancora in una stagnante palude.

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