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Arte Contemporanea. Gli “Scudi di vita” di Fernando Pisacane. Testo di Maurizio Vitiello. foto

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    Testo di Maurizio Vitiello – Gli “Scudi di vita” di Fernando Pisacane. 

    In anteprima, segnaliamo questo contributo che verrà accolto nel catalogo della prossima mostra che Fernando Pisacane dedicherà alla serie “Scudi” e ai “Sanniti”. 

    Gli scudi sono quei diaframmi di protezione nel momento della difesa e di sicurezza nel momento dell’offesa; insomma, devono reggere sempre lo scontro, farlo deragliare nella dinamicità della violenza.

    Servono in difesa e in attacco, ci risparmiano la vita.

    Simbolicamente gli scudi sottolineano l’inquietudine della gente, che, a volte, si difende senza neanche conoscere il suo nemico.

    L’idea dell’artista vuole essere una composizione di denuncia; così, delinea la visione di chi ha la responsabilità di essere Artista, che deve misurarsi con l’assimilazione della conoscenza della realtà sociale, che è l’ABC di questo mestiere.

    Il giusto atteggiamento dell’artista, di fronte a una confusione perseverante, che tutti subiamo, è di dovuta apprensione e a questo stato reagisce in senso critico predisponendo una sua lettura della consistenza collettiva, che, per vari versi, agglutina ansia e tratti di disperato temporeggiamento protettivo.

    L’artista indica le problematicità, le incongruenze della vita, le impervie correnti che deve risalire e si fa garante di analisi approfondite per scontornare le negatività e limare circostanze sfavorevoli.

    Fernando Pisacane è artista dalle calde impressioni e vede, assorbe, vive la confusione degli altri e anticipa il declino del pensiero.

    C’è chi cerca di non vivere nel mescolante disordine e di uscire da una colonna d’insoddisfatti.

    Gli uomini come formiche allineate provano a insorgere, a ribaltare un mondo di passatismi, di contingenti appiattimenti dettati da un sistema terribile e atroce, che manipola verità per indurre a calare la difesa; ecco lo scudo.

    Fernando Pisacane, dopo la lunga permanenza nella forte e gentile terra d’Abruzzo, in quel di Civitella Alfedena (AQ), si sta spostando a nuove frequentazioni ambientali nel Sannio, che l’hanno portato a ricordare il gladiatore sannita, che lottò generalmente con l’equipaggiamento di un guerriero del Sannio.

    Oggi giorno s’affronta una nuova guerra e solo dopo averla vinta porteremo un respiro più sereno dentro di noi.

    Bisogna sempre lottare e fornirsi di “scudi”, reali, mentali, psichici; insomma, gli “scudi”, dichiaratamente ipotetici, sono concretamente oggetti di difesa e, pertanto, bisogna fortificarli al meglio per potersi difendere.

    Si deve competere e sapersi difendere in ogni ordine di gradi; l’altro non è sempre il “prossimo tuo”, compagno e amico, e in questa dimensione d’attualità tutto è possibile e tutto può essere contro.

    Meglio essere guardinghi.

    L’artista, da tempo, vive la confusione della gente e, forse, pensa che sia il caso di alzare lo scudo per difendersi, da qualsiasi attacco.

    Fernando Pisacane sottolinea, tra l’altro: “Certo non avrei fatto gli Scudi!!! Mi difendo da un insieme che degenera, dalla confusione, dal non trovare adeguate risposte, dai falliti riferimenti, dalle illusioni, dalle speranze, dalla mia educazione e dagli intelligenti, quelli scaltri che dicono di aver capito tutto e dai ricchi, dai poveri, dalla cattiva speranza, dall’isolamento, dalla politica e dalle religioni e anche da te che leggi dovendo condividere per poter sopravvivere … da dietro al tuo scudo.”

    Nel corso dei giorni, noi semplici mortali, consumiamo o tentiamo di seguire le nuove ricette per deviare “il male”, che scattano, però, ogni ventiquattro ore, per cambiare.

    Quasi non c’è barra che tenga.

    Questi scudi della sua ultima serie propositiva hanno una significativa disposizione difensiva, null’altro che una posizione vigile e non dimessa.

    Le forme che contraddistinguono scudo da scudo sono avanzati proponimenti estetici, in cui l’influsso dei colori trasmigra scene di guerra e gli elementi plastici convergono a esaltare fascini passati e a istradare una complessa combinazione di estremi attendibili, quali segnature del tempo passato incidenti in una contemporaneità possibile.

    Lo scudo, nel principio dell’autodifesa, è assunto allegorico e movente metaforico, nonché sipario sensibile, che difende una vitalità personale.

    Nella variegata comprensione stilistica degli elementi costituenti, variegatamente compressi, emerge una rete di stesure e di princìpi consolidati, che pulsa, in un gioco sottile, per demarcare una lontananza massima dalla morte.

    Lo scudo è una cortina essenziale, da interpretare come necessaria metafora contemporanea, un ausilio a vivere protetto.

    Le strutture di questi scudi sono composite e articolate e le cromie assunte comunicano una combinazione urlata, quasi un vivo grido sotteso, contrapposto a pericoli supposti.

    Costruzione e colorazione si combinano nell’atto di classificare un baluardo, una giusta barriera, una retta realizzazione a contrasto di ingiustizie.

    Il tutto, ovviamente, è elaborato come sintesi di una parabola esistenziale, identificativa di postille di resistenza e di resilienza.

    In quest’ultima notazione bisogna sottolineare che uscire dal disordine, rimbalzante da confusioni incrociate, non è facile.

    Quasi ci difendiamo senza opporre resistenza, ci difendiamo dalla giustizia capovolgente non più amica, ma rivale, perciò lo scudo è stato reso vigoroso con ferri antichi, forgiati dell’esperienza sapiente, che pretende vitale coerenza.

    Sappiamo bene che fagocitatori dell’inverso modulano scale di falsità e tra questi ci sono quelli che incassano partite monetarie direttamente sui loro conti bancari o replicano nel corrivo talk-show caduche notizie o argomenti triti e ritriti, mentre si resta al palo, bloccati in povertà o senza la speranza e né il potere di incassare crediti attendibili.

    Molti si arrendono o si nascondono; si occultano o si celano coprendosi collo scudo, che impermeabilizza e respinge anche gli urli, galoppanti e indistinti flussi vocali inappaganti.

    Gli scudi sono sigillanti termini, ultimi distacchi che s’inarcano sofferenti e marcano afflizioni indicibili.

     

    Maurizio Vitiello

    Napoli, Aprile 2021

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