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Alla scoperta dei vecchi mestieri dell’antica costiera amalfitana

Riportiamo il post pubblicato dal Collettivo UANM sulla propria pagina Facebook: «Chiudiamo gli occhi e, attraverso i ricordi dei nonni e la nostra immaginazione, ci catapultiamo in una Costiera antica ma autentica, umile ma sempre al passo coi tempi. Emergeranno così arti antiche e antichi mestieri che faranno rivivere personaggi del passato e le loro attività manuali.

Nelle cucine non mancavano grosse pentole di rame che periodicamente venivano affidate al “ramaro” che le puliva e rinvigoriva con un bagno di stagno. Dalle finestre si sentiva il richiamo del “piattaro” che si trovava a passare in paese e veniva a raccogliere mobili e ferri vecchi lasciandoti in cambio dei piatti. Quando si rompeva un piatto, una ciotola o un vaso, non venivano buttati, bensì entrava in azione “‘o ‘cconciatiane” che li aggiustava con del fil di ferro. Non mancavano “‘o ‘cconciambrelle” per gli ombrelli rotti, “‘o ‘mpagliasegge” impagliatore di sedie, “‘o ciabattino” per comprare delle nuove o recuperare delle vecchie calzature.

Dopo la raccolta delle patate “austegne”, lo “sceppillo” entrava in azione per rinvigorire e pulire i terreni. Praiano è stata un’abile esportatrice di patate, grazie alle sue montagne coccolate dal mare e suoi terreni ricchi di sali minerali è riuscita a nutrire i frutti della sua terra.

A Praiano era molto incentivata la salagione delle alici di “menaica” (una rete a maglie larghe che permetteva di intrappolare soltanto le alici piú grandi).

I Pescatori dal mare rientravano a riva, dove li attendevano le “retinare”, mogli e figlie che si occupavano di ramagliare le reti, arte che utilizzavano per intrecciare e vendere retine di capelli veri per le acconciature.

Tra le tante doti, Praiano vantava di una fruttuosa produzione di lino, di abili ricamatrici di corredo e tombolo, di artigiani nella lavorazione di funi con la canapa, di tradizionali esperti di prodotti caseari».

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