Addio a Rocco Di Blasi, giornalista vero e uomo di cultura

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Il mondo del giornalismo annuncia, con una lacrima che riga il volto, la morte di Rocco Di Blasi. Il triste addio a 73 anni ha sconvolto tutti, soprattutto dopo le sue ultime parole pubbliche “Ragazzi e ragazze, ho avuto la rottura del femore. Spero di risentirci presto”.

Era nato a Pagani, feudo Dc. E aveva studiato nella vicina Nocera Inferiore, coi figli degli operai dei pastifici. Dei figli del proletariato. Dopo il diploma, per un anno il “compagno” Rocco fu funzionario del sindacato dei contadini. Si laureò in Filosofia e nel 1970, all’ombra del Castello Arechi, abbracciò il Pci.

Di Blasi fu pure consigliere comunale nella sua Pagani. Amava la politica. Amava il Pci. E ancor di più il giornalismo: era il corrispondente de L’Unità da Salerno. All’Unità Rocco era un numero uno. Negli anni Ottanta e Novanta, e anche prima. Perché allora, per fare i giornali, c’era bisogno di idee, di guizzi, di cambi di direzione, di provocazioni intellettuali. E di sapere.

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