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A Croce ‘e Majur, i battenti cantano fra i palazzi al tempo del Covid segui la diretta

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A Croce ‘e Majur, i battenti cantano fra i palazzi al tempo del Covid Riascoltiamo insieme i tradizionali canti plurisecolari dei Battenti di Maiori in Costiera amalfitana .  Questo Venerdì Santo risentiamo i battenti, una tradizione riportata mezzo secolo fa da  Mons. Vincenzo Florio, allora parroco di S. Maria delle Grazie,  suggestivi i video che sono sulla pagina Facebook ‘A Croce ‘e Majur
Foto A. Criscuolo Pre Covid

Le origini dei Battenti di Maiori
di Crescenzo Paolo Di Martino
Archivista
La tradizionale processione dei Battenti di Maiori è tra i riti più attesi della Settimana Santa. Tale devozione, come ha chiarito nel corso delle sue minuziose ricerche Agostino Ferraiuolo, deriva dall’emulazione dei Battenti di Minori che, provenienti dal villaggio di Torre, visitavano la Collegiata di Santa Maria a Mare, San Giacomo e San Francesco. Nei primi decenni del XX secolo si creò una compagine, formata per larga parte da pescatori, giunta a contare oltre centocinquanta unità, distribuite in tre gruppi, la “Prima”, la “Seconda” e ” ‘O Farone”, in base al canto penitenziale eseguito secondo tonalità differenti.

Il corteo muoveva all’una di notte del Venerdì Santo dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, raggiungeva la chiesa di Sant’Erasmo di Pucara per poi ridiscendere la valle del Reginna visitando tutte le chiese, fino a San Francesco e ritornando infine a Santa Maria delle Grazie. Negli ultimi anni è stata associato con la Via Crucis posticipandola al pomeriggio.

Resta da chiedersi quali siano i precedenti storici. Per rispondere a questa domanda è necessario fare un balzo indietro nel tempo e tornare all’epoca medievale, quando le intime aspirazioni religiose dei laici, oltre che con la fondazione di cappelle e altari, si manifestavano nello svolgimento di cerimonie durante le quali la flagellazione accompagnava la preghiera. L’origine va ricercata nella prova del pentimento del fedele di fronte a debolezze e peccati. Le compagnie che le attuavano erano dette “Discipline” e i penitenti erano chiamati “disciplinati” o “disciplini”. Diffusosi dal 1260, grazie alla predicazione di fra’ Raniero Fasani, questo movimento dopo pochi anni raggiunse il nostro territorio. Le prime testimonianze si rinvengono ad Amalfi, dove nel 1289 erano in attività ben due compagnie. Tra il XIV e il XV secolo i fustiganti sono attivi a Minori e a Ravello. A Maiori compaiono nel XIV secolo. Se ne contavano sei: Santa Sofia dell’Angolo, fondata nel 1348; San Giacomo de Sandreca (cioè di Santa Tecla, dove la chiesa aveva sede); San Lorenzo nella Grotta dell’Annunziata; San Bartolomeo e Santa Caterina a Fossoluparo; Santa Sofia a Vecite. Quando Santa Sofia dell’Angolo fu distrutta da una mareggiata, la Disciplina in essa ospitata trovò collocazione in una cappella (poi detta della Maddalena) eretta nel cortile prospiciente l’ingresso principale di Santa Maria a Mare, in cui «recato il Crocifisso ed i sacchi, raccoglievasi a recitare i divini uffizi ne’ giorni festivi». A ricordo dell’antica sede i confratelli «ogni anno si conducevano processionalmente col Capitolo di Majori nel giorno delle Palme» sulla spiaggia «ove estollevasi una croce a benedire l’ulivo» (L. Staibano).

Dal numero delle Discipline maioresi si comprende bene quanto fosse radicato l’esercizio di questa pratica, che andò lentamente in disuso quando nel corso del XVI secolo, con le profonde mutazioni indotte dalla Controriforma, venne favorito un nuovo modello di associazione, meno dedito alla mortificazione fisica e impegnato nelle attività di beneficenza, dando modo ai devoti di coltivare la propria fede in maniera meno drammatica. Si assiste alla nascita della Confraternita del Carmine e alla modifica della Disciplina di San Giacomo de Sandreca nella Confraternita di San Giacomo de Platea. In questo quadro di irreggimentazione, lo svolgimento della Via Crucis, canonicamente istituita nella chiesa di San Francesco, fu affidato ai padri Francescani. La flagellazione o, almeno, la sua simulazione non venne del tutto abbandonata. Continuò a permanere durante il periodo pasquale l’uso di organizzare processioni penitenziali.

Nella seconda metà del Seicento si ha notizia di pellegrinaggi al santuario dell’Avvocata, compiuti dai “battenti di Ravello” e dai “battenti di Maiori”. Non possiamo affermare con certezza che fossero associazioni riconosciute: sembra trattarsi di gruppi che si riunivano spontaneamente. Nel Settecento si diffuse e si istituzionalizzò il culto per la Vergine dei Sette Dolori, alla quale fu dedicata una confraternita nella cripta della chiesa collegiata. Il canonico Angelo D’Uva ampliò la cappella di Santa Maria della Pietà nel Casale dei Cicerali e nel 1778 chiese il permesso di potervi istituire una nuova Via Crucis «acciò quella gente possa meditare la Passione di Gesù Cristo Signor Nostro e contemporaneamente guadagnare l’indulgenze concesse per tal meditazione ed insieme per trattenerla ne’ dì festivi».

Per i tempi successivi, fino ai principi del Novecento, le informazioni sui “battenti” sono molto frammentarie. Uno studio accurato delle fonti d’archivio potrebbe fornire elementi inediti.

Lo scritto è su  Vita Cristiana S. Maria delle Grazie 

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