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Vaccinati in Mostra Covid Vaccine Center alla Mostra d’Oltremare – Napoli

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a cura di Maria Lista

Quando ricevi quel sms di convocazione, l’attesa si fa intrepida, i giorni scorrono con un pensiero fisso e l’ansia cresce sottesa, ti fa girare i pollici della mente.
I pensieri viaggiano da soli in tutte le dimensioni spazio temporali, così le domande e l’inquietudine.
Arrivato il giorno X frenarsi e non anticiparsi troppo è difficile, ti senti in battaglia, senti di dover fare la tua parte con un comportamento responsabile nei tuoi e altrui confronti, anche se una domanda ti tarla la testa e, ti chiedi a ripetizione “Ci saranno dei danni a lunga distanza?” e poi…, vai avanti, capisci che sei parte di un ingranaggio di cui un giorno i posteri leggeranno nei libri di storia.
Arrivato al Covid Vaccine Center allestito dalla Regione Campania e ASL Napoli 1 Centro nella Mostra d’Oltremare, entri in un sistema, sei un numero, scorri attraverso le varie tappe, tutto è organizzato in maniera sincrona, il personale è accogliente e ognuno svolge adeguatamente il proprio compito.
Durante l’attesa è facile incontrare persone che conosci e inevitabilmente scambi osservazioni, impressioni, suggestioni anche con gli altri.
In mezzo all’enorme massa di persone che volontariamente si stanno per sottoporre al vaccino, pensi agli eventi che hanno fatto la storia, alle scelte attive e passive che sono state tasselli degli accadimenti.
I libri che hai letto si materializzano e ti senti risucchiato da quelle pagine. A me è sembrato di entrare in Cecità di José Saramago
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

Se l’uomo tutto avesse la volontà di vivere le due facce della medaglia, se vivesse nell’immanente e nel trascendente, forse arriverebbe meno rapidamente a mordersi la coda, apprezzerebbe e curerebbe il pianeta dove abita, senza continuamente dimenticare che al momento è l’unico luogo a sua disposizione. Se lo ricordasse sarebbe meno cieco nello scardinare gli equilibri che permettono la vita all’intero ecosistema.
Arrivati nella sala delle vaccinazioni, il rumore dello scorrere delle tendine dei box dove iniettano il vaccino è penetrante tanto da farti sentire in una catena di montaggio.
“Il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi, e ha in mano tutte le carte del mazzo, a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita.”
Ancora una volta le parole di Cecità le scorgo nella percezione di quei momenti.
L’unico titolo di vaccinazione avvenuta, alla Mostra, è dato dalla spillina dove si legge “Mi sono vaccinato/a”, dalla piattaforma è possibile poi scaricare la ricevuta.
Al termine è piacevole trascorrere il tempo di “osservazione” nella mostra “Con cura, con amore, con rigore. Viaggio nella storia dei vaccini”, a cura di Gennaro Rispoli, Direttore del Museo delle Arti Sanitarie di Napoli che illustra la storia delle vaccinazioni, da Ippocrate al colera, fino al covid.
L’anno che è passato dallo scoppio della pandemia ha portato sostanzialmente quasi tutta l’umanità a vivere le proprie paure, le proprie angosce, la malattia stessa in una soggettività esperita nel privato, lontano da gran parte delle forme di socialità fisica, delle quali l’alternativa digitale è un surrogato.
Essere parte di un sistema ti lascia sensazioni indelebili, surreali, quasi metafisiche che, toccano le corde più profonde del nostro essere e che, sono condivise nell’immaginario collettivo di chi le ha vissute .

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