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Tramonti, si rinnova lo scempio al Giardino Segreto dell’Anima

Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo dei proprietari del Giardino Segreto dell’Anima di Campinola a Tramonti.

Ieri mattina sono venuti quelli del Enel a tagliare un’altra volta gli alberi del giardino. Li hanno potati proprio male: hanno fatto un disastro”, dice il breve messaggio del giovane che ci aiuta nella manutenzione.

A 13 mesi esatti dall’ultima incursione (come avevano fatto anche 11 anni fa), gli operai incaricati dall’Enel della manutenzione delle linee elettrica, in nostra temporanea e forzata assenza per le ristrettezze pandemiche, si sono nuovamente indebitamente introdotti nel Giardino Segreto dell’Anima di Campinola a Tramonti, senza alcun preavviso e scavalcando la recinzione. Ma ancora non per cogliere lo spirito e le suggestioni che il Giardino poteva offrire, o per aiutarne la manutenzione quanto piuttosto per operare una dissennata capitozzatura di pregevoli essenze botaniche la cui rigogliosa vegetazione forse fra una decina d’anni avrebbe raggiunto i fili elettrici sovrastanti.

Non solo l’indebita intrusione in luogo privato, non solo il rinnovarsi del gesto che tredici mesi fa un perito di Salerno aveva stimato in 12 mila euro di danni materiali e dieci anni fa direttore dell’Orto Botanico di Padova aveva stimato in 8 mila euro; non solo le querele sporte formalmente, gli avvertimenti dei Carabinieri della Forestale, del Comune e le appropriate relazioni personali con dirigenti e operai, ma soprattutto la cieca e inconsulta visione di una realtà tanto delicata e pacata quanto fortemente significativa dal punto di vista botanico, ambientale e soprattutto umana.

Tramonti, si rinnova lo scempio al Giardino Segreto dell'Anima

Adesso i danni sono da quantificare e contestare formalmente e saranno seguiti tutti i percorsi legali possibili ma divulgando lo scempio subìto e l’angoscia a quanti a Tramonti o altrove sanno capire il senso più intimo del dispiacere personale e del danno morale ma anche dell’importanza della bellezza come “la via più sicura per seguire i percorsi del dolore”.

Enza Telese con Antonio e Giancarlo De Marco

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