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Sorrento, Profondo Rosso: Mio fratello Staki

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Sono molto perplessa poiché non è chiaro se la confusione mediatica che sta trascinando Staki in un vortice giudiziario molto pericoloso è  frutto di ignoranza o del desiderio di avere qualche argomento del quale parlare a ruota libera. Se coloro che chiedono per Staki la concessione della cittadinanza italiana, la libertà, il rientro in Italia per portare a termini gli studi intrapresi continuano a ripetere che Staki aveva osato difendere i diritti di tutti i cittadini egiziani costantemente e gravemente violati  nel suo Paese confermano le accuse a causa delle quali Staki da più di un anno è stati privato della sua libertà e distruggono la tesi della difesa del giovane studenti che ha affermato che gli scritti attribuiti a Staki  sono stati redatti da persona ignota che avrebbe creato un falso profilo del loro cliente.  Per quanto mi concerne, credo che quegli scritti siano stati scritti da persona ignota che desiderava solo mettere nei guai il giovane studente o desiderava trarre un beneficio dall’offerta di un agnello sacrificale.  Quanto è successo a Regeni avrebbe dovuto insegnare a tutti che un falso sindacalista per acquisire favori e credibilità ha dichiarato che il ricercatore italiano era una pericolosa spia, un sovversivo, una persona  che, adeguatamente torturata, avrebbe potuto fornire informazioni preziose … il ragazzo è stato torturato e barbaramente ucciso a causa di una informazione falsa.  Affermare che Staki difendeva i diritti  violati nel suo paese ha già avuto due effetti negativi:  Staki viene considerato dai giudici del suo paese un traditore perché non è vero che in Egitto i diritti vengono violati e tutti coloro che affermano che in Italia non era venuto a studiare ma a fare propaganda contro il suo paese forniscono frecce velenose ai giudici che si sentono autorizzati a protrarre la sua carcerazione ogni 45 giorni;  le dichiarazioni della difesa di Staki vengono smentite dalle dichiarazioni di presunti amici e colleghi di Staki che, mi auguro in buona fede, forniscono prove della presunta colpevolezza dello studente ed esonerano i giudici dal dovere di cercare e trovare prove.

Chiedo a tutti coloro che hanno a cuore la sorte di Staki di riflettere prima di parlare. Prof. Francesca LAURO

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