“San Giuseppe alla Destra di Dio”. A cura di Aniello Clemente

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San Giuseppe alla “Destra di Dio”. Non risulti blasfemo questo mio scritto ma vuole significare che se gloriosa sorte toccò in sorte al Figlio di certo Dio ha saputo ben ricompensare San Giuseppe il papà putativo di Gesù . La finale del vangelo di Marco contiene una menzione dell’ascensione di Cristo espressa in due frasi essenziali: «Il Signore Gesù fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio». Se l’immagine “ascensionale” indica l’ingresso di Gesù nell’area del divino, cioè il ritorno al fulgore della sua divinità, l’altra immagine è di tipo regale e presenta il Cristo intronizzato “alla destra” del Padre, come si proclama nel Credo. La “destra” nel mondo semitico è segno di benessere, di felicità, di onore: Giacobbe chiamerà il figlio avuto dalla moglie Rachele, Beniamino, che in ebraico significa “figlio della destra”, quindi figlio fortunato e amato. La “destra di Dio” è, invece, segno di potenza e di signoria sulla storia. L’espressione appare soprattutto quando si celebra la liberazione dell’esodo.

«La tua destra, Signore», canta Mosè, «terribile per potenza, la tua destra, Signore, annienta il nemico» (Es 15,6). “Sedere alla destra di Dio” è, invece una locuzione riservata al re ebraico e significa la sua dignità e concretamente anche la cerimonia di incoronazione con il sovrano insediato alla destra dell’arca (anche il palazzo reale era alla destra del tempio). Si legge, infatti, nel Salmo 110: «Oracolo del Signore al mio signore: Siedi alla mia destra» (v. 1). Cristo con l’ascensione e l’intronizzazione alla destra del Padre si rivela in pienezza come Messia e Figlio, Signore dell’universo, e la frase “assiso alla destra di Dio” verrà ripetuta nel Nuovo Testamento come professione di fede pasquale nel Cristo. Ma il Salmo 16 ricorda che anche tutti i fedeli saranno ammessi a gustare «la dolcezza senza fine alla destra di Dio» (v. 11).

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