Quantcast

Salerno: coppia di anziani contagiata. Muoiono entrambi in poche ore

Salerno. Famiglie straziate dal “mostro invisibile”. Marito e moglie di Battipaglia perdono la vita nello stesso giorno dopo esser stati colpiti dal Covid. Un figlio, invece, viene dimesso dall’ospedale proprio nel giorno in cui il padre perde la vita. Entrambi erano stati colpiti dal virus. L’epidemia continua a far sentire tutta la sua forza nel salernitano. Allungando la scia di lacrime e dolore. E scrivendo tragedie inenarrabili in una domenica maledetta. Leggiamo queste terribili storie su La Città di Salerno.

Coppia di anziani muore nello stesso giorno. Prima la moglie, poi il marito. Perdono la vita nello stesso giorno, uccisi dal Covid. La moglie è deceduta ieri, in tarda mattinata. Il marito ha avuto un infarto quando ha saputo del decesso della donna. Ed è morto in serata. È una domenica di lutto a Battipaglia. La coppia di coniugi aveva contratto il virus pochi giorni fa. Nessun ricovero, nessun problema respiratorio preoccupante. Fino a ieri, quando la moglie 80enne non ventilava più in maniera sufficiente.

Respirava male. Spaventati dai rantoli della donna, i familiari hanno chiesto l’intervento dei medici. Il 118 è giunto sotto casa. In tuta, con i guanti e il casco di protezione, i sanitari hanno raggiunto l’abitazione. E hanno capito la gravità del caso. Bisognava fare in fretta. La pensionata originaria di Olevano sul Tusciano andava trasferita in ospedale. A sirene spiegate, con la massima urgenza. L’arrivo all’ospedale di Eboli è stato un terno a lotto. Da giorni, infatti, il “Maria Santissima Addolorata”, come tutti i nosocomi campani, non aveva posti Covid disponibili. Ambulanze in fila, ore di attesa, trasferimenti fuori provincia, in ospedale sanniti o anche casertani. Tutto pieno. Fino a ieri. Quando l’80enne di Battipaglia è arrivata in ospedale, il posto c’era. La signora è stata affidata ai radiologi per la Tac. I sospetti sono stati confermati. Polmonite interstiziale, quella più temuta dal marzo scorso. Più che un segnale, quella Tac è una sentenza. Tradotto, il paziente è infetto e il Covid è in fase avanzata. I danni sono già ampi e dirompenti. La paziente a quel punto è stata affidata ai rianimatori. Ossigeno, macchinari, stato clinico precario. La “resistenza” della pensionata è durata poco. Prima di pranzo, il suo cuore si è fermato. Il bip sul monitor dell’elettrocardiogramma è diventato un suono lungo e prolungato. La signora è morta, a poche ore dal ricovero. Nell’apprendere la notizia, il marito 78enne si è sentito male. Il cuore non ha retto al dolore.

In condizioni gravi, il 78enne è stato trasferito in ospedale. A Eboli, dove pochi minuti prima era morta la moglie. Stesso percorso. Tac, analisi dei polmoni, telefonata in reparto: «Chiamate i rianimatori, chiamate i rianimatori ». Nel pomeriggio i camici bianchi hanno iniziato una nuova battaglia. Per salvare il marito dal destino atroce che era toccato alla moglie. Negli occhi dei sanitari, la pressione enorme di una malattia che non lascia scampo, la voglia e la passione di evitare un secondo lutto nello stesso giorno, alla stessa famiglia. Ha vinto il Covid. Alle 19.05 anche il marito si è “arreso”. A un infarto, al Covid e al destino atroce che ha spezzato la vita dei due coniugi. Tra lacrime e dolore, qualcuno ha interpretato il doppio decesso in chiave sentimentale. C’era un legame indissolubile tra i due coniugi. Un legame così forte che quando la moglie se ne è andata, il marito non ha potuto fare altro che seguirla.

Si piange nella Piana. Si piange nell’Agro. Perché fra Scafati e San Marzano sul Sarno il Covid ha scritto uno scherzo del destino non da poco. Nel giorno in cui un uomo di 44 anni supera la battaglia per la vita, ce n’è un altro che si arrende il virus. È il papà, di 70 anni. Piegato dall’infezione nel letto di un ospedale di Napoli dove era stato ricoverato. La loro storia ha dell’incredibile: infettati e in gravi condizioni, qualche giorno fa furono trasferiti allo “Scarlato”, la trincea del Covid che sta pagando amaramente questa terza ondata. Per l’anziano fu trovato subito un posto. Per il figlio no. Il 44enne era in gravi condizioni, lo Scarlato era già “overbooking”. Ha atteso ore e giorni nel corridoio del nosocomio scafatese in attesa di un letto. Quel posto è arrivato proprio dal padre. L’anziano, infatti, ha concesso lo spazio per l’assistenza a lui dedicato a suo figlio che, intanto, peggiorava e respirava a fatica. La battaglia è andata avanti: il giovane residente a Scafati ma molto conosciuto così come l’intera famiglia a San Marzano pian piano si è ripreso. Il padre no. Trasferito a Napoli, le sue condizioni sono pian piano peggiorate.

Fino a sabato: si è spento coi polmoni distrutti dal male invisibile che sta piegando le gambe al mondo da un anno. Proprio in quelle ore, invece, il figlio di 44 anni ha potuto lasciare il Covid Hospital dell’Agro. «Era gravissimo, è rimasto nei corridoi dell’ospedale con il casco in attesa del ricovero. E quel posto gliel’ha concesso proprio il padre », racconta adesso con le lacrime agli occhi Carmela Zuottolo, la sindaca di San Marzano che ha seguito la vicenda dei suoi concittadini. 

Commenti

Translate »