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Ravello, la triste rinuncia alla Via Crucis

Anche la primavera quest’anno è imbronciata: non vuole saperne di entrare. Sembra vivere un disagio anche lei. E intanto il freddo di uno strano inverno si mescola con la mestizia dei cuori. In verità, l’inquietudine per noi è ancora più grave: all’angoscia della pandemia, si somma il peso della rinuncia.
Per Ravello, questo doveva essere il tempo della Via Crucis in costume. Il tempo dei preparativi, delle palpitazioni, delle ansie, dei pomeriggi dedicati a lavori pazienti e certosini, delle serate trascorse a perfezionare i dettagli delle innovazioni, a programmare gli impegni per i giorni successivi, con un occhio fisso al calendario, sempre con il timore di non farcela. Dovevano essere i giorni da dedicare alla trasformazione della piazzetta del Monumento in Orto degli Ulivi, della chiesa di S. Agostino in Sinedrio, del sagrato della chiesa di San Giovanni del Toro in Pretorio di Pilato e quello del Duomo in patibolo. Doveva essere il momento dell’allestimento in piazza Duomo del suggestivo palcoscenico per il pianto della Pia Donna e la disperazione di Giuda. Infine, la preparazione del Sepolcro nell’interno della monumentale chiesa di Gradillo.
E poi le prove: le prove del recitato, del percorso, della crocifissione, delle luci, degli effetti speciali, della cura di ogni singolo movimento, di ogni semplice espressione, perché tutto funzionasse al meglio, per non sprecare mesi di duro lavoro. Tutto sempre con lo sguardo rivolto al cielo, a fare gli scongiuri, a implorare la clemenza del tempo.

Non possiamo rivivere quest’appassionante avventura che, oramai, da diversi lustri segna la nostra Pasqua, con un’intera comunità coinvolta, che culmina con quel meraviglioso impegno corale, al termine dell’evento e fino a notte fonda, con decine e decine di addetti ai lavori, di ogni età, per riportare Ravello alla normalità, entro il mattino seguente.
Niente di tutto questo. Ancora una volta siamo costretti a rinunciare. La Pasqua non ci sembra più tale senza la Via Crucis.
Per ripercorre, almeno in parte, quelle emozioni, domenica 28 marzo 2021, alle ore 19,00, sul sito ravellolive.cloud, e sulla pagina Facebook di Ravello in scena manderemo in onda un backstage di foto dei lavori di preparazione della Sacra rappresentazione e,a seguire,un’accurata selezione dei momenti più toccanti della Manifestazione.
Intanto, “Adda passà’ ‘a nuttata”, non sappiamo quanto durerà, ma sappiamo solo che passerà, e il sole sorgerà di nuovo, e farà risplendere di luce il futuro, restituendo la normalità a uomini e cose. E allora, anche noi, ci riapproprieremo del nostro passato, per tramandarlo alle future generazioni.

Alfonso Mansi

 

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