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Prima Pasqua di pace, dopo anni di guerra

Ciro Ferrigno per “LA NOSTRA STORIA (foto storiche della Penisola Sorrentina e dintorni), narra di quella gente che nel Venerdì Santo 1946 partecipò alla processione con passione  e devozione

 

Venerdì Santo 1946. La prima Pasqua di pace, dopo gli anni della guerra. Chi sono questi uomini che sfilano ordinati, con l’abito dei giorni di festa, su un Corso che a mala pena si riconosce, dopo tutti i cambiamenti di questi ultimi settantacinque anni? È il coro del Miserere ricomposto con i sopravvissuti dell’ecatombe mondiale.

Sulla sinistra il vecchio palazzo della Granpiazza, sulla destra i vecchi fabbricati demoliti una ventina d’anni fa, per lasciare spazio ai nuovi. Al centro della fotografia, alta e solenne la Madonna Addolorata. Certo si tratta della processione della notte, ripresa sulla via del ritorno in parrocchia.

Ce ne sarà qualcuno di questi uomini ancora in vita? È un po’ difficile; un giovanetto quindicenne di allora, oggi dovrebbe avere novant’anni! Che peccato non poter parlare con uno di loro, chiedere come ci si sente dopo una catastrofe, in una popolazione decimata sotto le bombe, al fronte, a terra e a mare. Quale fu quella forza che li riportò nel Coro, uscire di notte per seguire il cammino dell’Addolorata per le vie del paese? Gente che a stenti riprovava il sapore del pane, quello dell’olio, dello zucchero e del caffè, in corteo per strade semibuie e polverose, case bisognose di lavori e pitturazioni dopo anni di abbandono. Vorrei chiedere a ciascuno, ma tu l’hai data l’offerta per la nuova statua del Cristo Morto? Fu quel folle di don Saverio Sessa a volerla, proprio quell’anno, il Cristo precedente era troppo logoro e pesante per restaurarlo, ne volle uno nuovo e questa gente, quegli uomini che vediamo nella fotografia misero mano alla tasca e diedero l’offerta. Certo arrivarono i soldi necessari dall’America, dall’Argentina e dalla Nuova Zelanda. Quegli americani che, dopo le bombe, fecero piovere di tutto sulla martoriata Italia: dollari e pacchi di cibo, vestiario e ogni ben di Dio e non dimenticarono certo i Santi e primi tra i primi l’Addolorata ed il Cristo Morto. Doveva saperlo bene, don Saverio, quando si lanciò in quell’avventura, glielo insegnava la fede che da quel Cristo Morto avrebbe avuto inizio la risurrezione della sua gente

 

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