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Piano di Sorrento, Michele Gargiulo: la tradizione delle palme di confetti in penisola sorrentina segui la diretta

Piano di Sorrento. Michele Gargiulo, priore dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, ci parla della tradizione delle palme di confetti in penisola sorrentina: «Siamo alla vigilia della domenica delle Palme. Per noi della penisola sorrentina la Settimana Santa è un momento importantissimo, probabilmente alla settimana più importante. La nostra Settimana Santa inizia molto tempo prima. Il primo appuntamento sono le Ceneri, poi le Vie Crucis. Ma la Domenica delle Palme è il giorno in cui questa tradizione si fa tutta nostra. La tradizione delle Palme di confetti è antichissima e si intreccia con una leggenda.

In una delle scorribande saracene del 1558, era la Domenica della Palme, i sorrentini si apprestavano ad andare a benedire le palme quando iniziò l’allarme di un imminente attacco dei Saraceni. Il sacerdote invitò comunque le donne a fermarsi lì ed anche gli uomini prima di fuggire e di armarsi di benedire almeno le palme. L’unico che rimase fuori fu un pescatore che corse alla spiaggia e vide che però il tempo cambiare improvvisamente, ci fu una grande tempesta e questa tempesta causò il naufragio di tutte le navi da crociera. Da lontano vide un’ombra, un qualcosa che si muoveva a mare. Si lanciò in acqua e salvò questa saracena, forse una schiava, che era presente su una delle navi dei turchi. Il pescatore accompagnò la donna in cattedrale e lei, quasi per ringraziare Dio di averla di averla salvata, offrì l’unica cosa che aveva con sé ovvero un sacchetto con dei confetti che erano sconosciuti per le persone del posto. Questo dono di confetti fatto a Dio sull’altare della cattedrale per aver avuto la vita salva dal nubifragio ma, in particolar modo, per la libertà. Questo pescatore poi ovviamente si innamorò di questa saracena, si sposarono e lei insegnò l’arte di fare i confetti alle donne di Sorrento.

Quello delle palme di confetti in penisola sorrentina è un rituale tutto particolare. Nei giorni dopo Sant’Antonino oppure ad inizio Quaresima – ma qualcuno addirittura inizia subito dopo la Befana – si comincia a procurarsi i confetti. E le famiglie non confezionavano le palme solo per i propri componenti ma ne producevano tante per poi regalarle.

Perché la tradizione vuole che le palme vengano regalate. Quindi la nonna le regala ai nipoti, la suocera alla nuora, la mamma ai figli. E rappresenta un segno di pace, una tradizione forte che viene tramandata di generazione in generazione. A Piano c’era una scuola dove la signora Luciella insegnava alle ragazze l’arte di infilare i confetti e realizzare le palme.

La Settimana Santa in penisola sorrentina è anche legata agli odori, come ad esempio quello dell’incenso delle processioni. Ma forte è anche l’odore tipico ed inconfondibile che si sente nelle case dove si confezionano le palme di confetti. Un odore di zucchero caramellato, provocato dal fil di ferro incandescente che entra nel confetto sciogliendo lo zucchero.

Questo è il secondo anno consecutivo in cui non sarà possibile benedire le palme sul sagrato della chiesa, tutti insieme. Ma la tradizione è più forte del Covid e domani ognuno, in casa o in chiesa (rispettando le norme di sicurezza imposte), avrà la sua palma di confetti da benedire nel rispetto di una delle più belle tradizioni della nostra splendida penisola sorrentina».

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