Quantcast

Piano di Sorrento, il racconto del Prof. Ciro Ferrigno: “Il fazzoletto dell’Addolorata a Trinità”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Prof. Ciro Ferrigno che oggi ci parla del “Fazzoletto dell’Addolorata a Trinità”.

Molti anni fa, don Vincenzo Simeoli, indimenticabile parroco della Trinità, raccolse testimonianze e memorie in merito ad un’antica e bella tradizione locale: l’offerta del fazzoletto per la Vergine Addolorata. La toccante cerimonia si svolgeva all’inizio della Settimana Santa. I confratelli dei Pellegrini e Convalescenti, con il saio rosso, arrivavano in chiesa processionalmente, dal vicino oratorio dell’Arciconfraternita per prendere in custodia la statua che il parroco affidava loro per le processioni del Venerdì Santo. L’Addolorata, prelevata dalla nicchia di legno nella cappella del Crocifisso, veniva portata per le navate della chiesa, fino ad essere collocata sopra una pedana, davanti all’altare maggiore.

A quel punto il priore chiedeva a tutti i presenti se c’era qualcuno che avesse da chiedere alla Madonna una grazia particolare. Dopo l’invito, quasi sempre una figura femminile, vincendo la timidezza ed il riserbo, raggiungeva l’altare maggiore, portando tra le mani un fazzoletto bianco ricamato con arte, competenza ed amore. Giunta ai piedi della Vergine, a voce alta chiedeva la grazia, ricordandole le lacrime asciugate proprio con un fazzoletto per le sofferenze patite sotto la croce. In caso di più richieste, veniva scelta la persona ritenuta più bisognosa. Esistevano delle parole rituali, create dalla pietà popolare e passate alla tradizione, che la persona doveva pronunziare nell’atto di offrire: “Questo fazzoletto ti sia di ricordo in questo anno per quello che ti chiedo e guardandolo ricordati o Vergine Santa delle lacrime che tu stessa hai versato e del sangue di Cristo versato anche per noi”, poi recitava tre Ave Maria. Solo dopo il priore toglieva il vecchio fazzoletto, chiedendo al parroco la benedizione del nuovo. In questo modo la richiesta era condivisa da tutta la comunità e tutta l’assemblea supplicava, a gran voce, la Vergine di concedere la grazia richiesta. Era un’invocazione sincera, sentita, proprio perché in una piccola comunità tutti erano al corrente delle sventure altrui. Si gridava, piangeva o sussurrava, in una struggente partecipazione corale. Il priore prendeva il fazzoletto, lo baciava e lo deponeva nelle mani dell’Addolorata; seguivano le litanie lauretane ed il congedo. Il fazzoletto sarebbe rimasto tutto l’anno nelle mani di Maria, fino alla prossima Pasqua. Quello appena tolto lo avrebbe custodito il parroco con gli altri.

Dopo questo rito la statua veniva addobbata con fiori e ceri ed era pronta per le funzioni successive. Il Venerdì Santo sull’altare maggiore veniva allestito un vero e proprio Calvario, con le tre croci; al centro il Crocifisso ed ai suoi piedi l’Addolorata. Dalle tredici alle sedici aveva luogo la celebrazione delle “Tre ore d’agonia”, durante la quale il sacerdote proponeva riflessioni e meditazioni sulle ultime “Sette Parole” pronunciate da Cristo sulla croce. Terminato il rito, i confratelli si preparavano per la processione, con la statua lignea settecentesca del Cristo Morto, rubata già ai tempi del parroco don Antonino Alberino, e quella della Madonna. Ancora oggi resta nel popolo un vago ricordo di questo rituale che sarebbe bello riprendere, restituendogli tutto il fascino e la dolente bellezza di un tempo.

(foto dalla pagina Facebook del Prof. Ciro Ferrigno)

Commenti

Translate »