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Piano di Sorrento, il Prof. Ciro Ferrigno: “In fila per i vaccini come la notte del Venerdì Santo”

Piano di Sorrento. Riportiamo un toccante racconto del Prof. Ciro Ferrigno: «Venerdì Santo 1959 – Era un grido nella notte, quello di mia madre. Io e le mie sorelle dormivamo e lei ripeteva, fino a saperci svegli: “Mettiteve ‘o cappotto, ‘a scialla, ‘o cappiello, facite ambressa, sento ‘e tamburre, mo’ passa ‘a prucessione!” Era nel cuore della notte, quando coperti alla meglio e in tutta fretta, lasciavamo la casa a Bagnulo, in fondo al vicoletto per raggiungere la strada. Il rito era identico tutti gli anni, nell’incrocio mia madre si fermava, dovevamo rimanere immobili e in silenzio perché doveva rendersi conto da dove provenisse il battere dei tamburi. Dovunque intorno altre mamme nella notte, altri bambini pronti a correre verso i tamburi, i primi lampioni, la processione!

Come tutto torna! Sono iniziati i vaccini, tutti in fila, col braccio scoperto, medici ed infermieri al lavoro, bisogna che qualcuno ci salvi dal virus. Pure le nostre mamme, in quelle notti del Venerdì Santo ci vaccinavano, ci mettevano in salvo, iniettavano dentro di noi dei valori capaci di sfidare il tempo, ci davano il sigillo di appartenenza ad un credo, di amore per le tradizioni, di sentirci parte di un popolo. Ci inculcavano l’amore per il paese, per la comunità e dal buon seme sarebbe nato un sentimento ancora più grande per la Patria, la vita, gli altri, il mondo.

Era una notte che non si dormiva, una notte di tamburi lontani e poi vicini ed echi di Miserere e dopo qualche mezz’ora a casa con la testa sul cuscino, altre fughe nella notte. La Nera o “Nostra” saliva da Rosella e bisognava rivederla, si correva di nuovo in strada quando ci facevano sobbalzare i tamburi della processione di Meta che, in quegli anni, scendeva per Bagnulo, diretta al Casale.

Siamo in coda, vaccinateci, siamo quelli nati negli anni Cinquanta, già conosciamo queste file e queste attese agli angoli delle strade, le abbiamo già vissute. Siamo abituati alle fughe nella notte, e questa del Covid lo è, solo che ora ci mancano certe mani, che ci accompagnavano verso l’aurora».

(foto dalla pagina Facebook del Prof. Ciro Ferrigno)

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