Piano di Sorrento, il Prof. Ciro Ferrigno ci parla della “Quaraesema pesula pesula”

Piano di Sorrento. Riportiamo un racconto del Prof. Ciro Ferrigno che ci guida alla scoperta di un’antica tradizione: «La “Quaraesema pesula pesula”, ovvero la Quaresima sospesa, sollevata a mezz’aria, era una nostra vecchia tradizione, oggi pressoché scomparsa. Consisteva nel fabbricare un fantoccio, simile ad una vecchietta vestita di nero, a mezza via tra la befana e la strega, avente al centro una patata, sulla quale venivano conficcate sette penne di gallina, una per ogni settimana del periodo penitenziale. Sei erano bianche, la settima, ovvero quella della Settimana Santa, era nera. Ad ogni scadenza veniva tolta una penna, aspettando così la Pasqua. Testimoni ricordano le Quaresime sospese in Via Santa Margherita ed a Gottola, in via San Michele ed a via Bagnulo, all’incrocio con via Carlo Amalfi. Non mancavano Quaresime a Mortora e Trinità e certamente altre erano in vari angoli del paese, negli incroci, negli slarghi o presso i pozzi, nei luoghi più frequentati. La signorina Galatea Miccio racconta di una “Quaresima pesula pesula” che tanti anni fa una famiglia di Legittimo costruì a dispetto, dando al fantoccio l’immagine inequivocabile di una donna della famiglia rivale, scatenando una serie di reazioni a catena, quasi una faida paesana.

Un tempo la penitenza si faceva veramente ed era dura. Niente carne; il venerdì non ci si pettinava; solo ai bambini si davano di tanto in tanto degli “spezzatielli” o quaresimali, per alleviare almeno a loro il rigore del digiuno. Per molti la colazione consisteva in un poco di pane strofinato su un’aringa affumicata che veniva custodita in cucina, in un mobile con la rete, per tener lontano gli insetti. Quindi ogni penna tolta al fantoccio era un sospiro di sollievo, un augurio, perché spuntasse presto l’alba della Resurrezione».

(disegno dell’artista Salvatore Cinque)

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