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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: “Una Settimana Santa in ginocchio sotto la Croce”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Don Pasquale Irolla in questa Domenica delle Palme durante la celebrazione eucaristica delle 11.30 celebrata nella Basilica di San Michele Arcangelo: «Oggi è la luna piena di Pasqua. Stamattina mi sono svegliato e guardandola con stupore notavo che stentava a tramontare, man mano il cielo da nero diventava sempre più azzurro finché a un certo punto la luna arrossando dolcemente in dissolvenza con l’aria è scomparsa, quasi non tramontata, tutt’uno con il pulviscolo, con l’aria di primavera. Forse è così sempre la Pasqua. La luna piena di oggi è la certezza che noi vivremo la Pasqua di Gesù che è un giorno senza tramonto che si dissolve nei giorni che ci appartengono. Entriamo nella Settimana Santa con la meditazione della Passione di Gesù, una settimana intera in ginocchio sotto la croce, in silenzio, forse senza avere il coraggio di alzare lo sguardo e poi provando a guardare in alto ed a ricevere un’occhiata dal Crocifisso che pende sopra il nostro capo e sentirci accolti, benedetti, perdonati per sempre.

La passione di Gesù è la grande trama che coinvolge la nostra vita. Ci rendiamo conto che questa Settimana Santa non possiamo viverla impunemente, a un certo punto – forse è già accaduto per alcuni di noi – anche noi crolliamo, siamo trafitti da un dolore, una notizia nefasta, una difficoltà, una morte, un’angoscia addosso, la preoccupazione per i nostri figli e noi crolliamo e quel crollo. Entriamo nella grazia della Passione di Gesù che desidera vivere in noi la sua passione, desidera fare un’incursione nella nostra vita e viverla lui nei sentimenti e nelle vicende della sua passione. A volte sembra che la nostra vita viaggi su binari lontani rispetto alla vita di Gesù, alla fede. Poi ci accorgiamo in realtà che la nostra vita non è nient’altro che la grande opportunità che Gesù ha di rivivere in noi i suoi misteri entrando dentro di noi, concedendo allo stesso tempo ad ognuno di noi di entrare nei suoi segreti, nelle sue ferite e così la grazia della passione di Gesù ci coinvolge, ci scotta, ci procura ferite che non vanno via e che fanno nascere dentro di noi un sentimento profondo passando dalle distrazioni quotidiani, dalle preoccupazioni per la pandemia, dai nostri affari, dalle nostre cose, all’attenzione sui suoi sentimenti finché avvertiamo una pena nel cuore.

Forse questo è l’inizio della grazia della Settimana Santa della passione di Gesù: avvertire nel cuore una pena. Per chi? Innanzitutto per noi stessi. Mi faccio pena, la mia vita è fragile, sono votato alla morte, mi sento sempre inadeguato, faccio difficoltà a reggere ai ritmi di una giornata, le stagioni della vita si susseguono e le forze vengono meno e lentamente mi accorgo di diventare un po’ più solo. E’ la pena per noi stessi, per il nostro essere delle creature non dei padreterni incapaci di poter gestire la nostra vita e quella dei nostri figli. Un tempo ci si illude di farcela poi molli la presa, temi che tutto vada alla deriva. Mi faccio pena. In questa pena poi scorgiamo che anche Gesù, il figlio di Dio, il maestro mi fa pena nella sua solitudine, nella ricerca disperata di compagni per il suo dolore nel vedere scappar via tutti, nell’essere insultato addirittura anche sulla croce dai due malfattori, nello sperimentare di essere amore puro ma incompreso, non ricambiato, addirittura odiato.

E in questo scambio di sguardi, in questo scambio di pena avviene la trasfigurazione dell’uomo e il trasfondersi della vita di Gesù in noi fino a non riuscire più a distinguere tra la sua e la nostra pena, tra il suo male ed il nostro male. Auguro a ciascuno di noi di essere ammesso nei misteri del cuore di Gesù appassionato, addolorato, il grande amante non ricambiato. O di sperimentare ad un certo punto, senza averlo chiesto, che Gesù stesso ci tocca, ci sfiora e ci ustiona lasciandoci una ferita sanguinante che noi porteremo preziosamente come reliquia di Lui».

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