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Piano di Sorrento, Don Pasquale Irolla: «Non sappiamo più vedere Gesù»

Piano di Sorrento. Riportiamo la bella omelia di Don Pasquale Irolla sulle parole del Vangelo di oggi (Gv 12,20-33):

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.
Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Ecco le parole di Don Pasquale: «Ci sono dei versi che mi rimbombano come risposta al desiderio dei greci di vedere Gesù e sono questi che forse ricordate: “Tu non sai come spunta una gemma a primavera e come un fiore parli a un altro fiore e come un sospiro sia udito dalle stelle, tu non sai”. Sono i versi che Turoldo scrive a un “tu” ipotetico che è il lettore, che siamo noi, che forse fanno da cornice a questo grande desiderio che i greci hanno, la sapienza, l’intellighienza. Come se venisse chiesto a Gesù: “C’è il rettore di Harvard che vuole incontrarti, gli studenti della Bocconi che desiderano una lectio magistralis da te”. Piuttosto che salire in cattedra, cominciare a parlare con un linguaggio forbito, guarire uno storpio, fare un miracolo, Gesù per tutta risposta a questo desiderio di greci di vedere comincia dire: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo”.

Gesù parla in altri termini della sua morte, del dono di sé fino alla morte. Tu desideri vedere Gesù? E’ un desiderio che abbiamo un po’ tutti. Perché ci siamo messi in cammino mercoledì delle ceneri al buio? Perché desideriamo vedere Gesù. La vita è troppo dura per essere vissuta senza un’occhiata a Gesù, le energie che ci vengono chieste giorno per giorno per combattere sono troppe se noi prima o poi, di tanto in tanto, non vediamo Gesù. E questo desiderio dei greci è il desiderio di ogni uomo che sarà pienamente appagato nell’eternità, nella visione beatifica. Eppure noi non possiamo accontentarci di aspettare la nostra morte, l’ingresso nell’eternità, altrimenti tutto va scemando. Un amore a distanza può essere vissuto se di tanto in tanto noi ci sfioriamo. Il volto dolcissimo di Gesù noi lo contempleremo un giorno quietamente proprio perché già oggi furtivamente lo intravediamo.

Vogliamo vedere Gesù e il poeta scrive: “Tu non sai”. Cioè che cosa scrive il poeta? Ci sono dei messaggi segreti, delle parole bisbigliate di fiore in fiore che tu non ascolti, c’è il miracolo di una gemma che spunta silenziosa mentre fuori c’è il gelo e sta piovendo e tu sei innervosito e non la guardi. Tu non sai come un sospiro, una lacrima, un grido, un ansimare riecheggi nelle stelle, nel silenzio siderale. Come puoi imparare a vedere Gesù? E noi effettivamente gli facciamo eco dicendogli: “Davvero io non so più vedere Gesù”. Lo confessiamo in questa domenica che ci introduce alle ultime battute. Non so più vedere Gesù, forse quando ero giovane riuscivo a vederlo, era più facile, era più immediato, il mio sguardo quando ero bambino, i miei occhi erano puri, il mio cuore si commuoveva facilmente, le mie preghiere salivano dritte dal cuore mio a pungere il cuore di Dio. Non so più vedere Gesù. Proprio per questo noi ci siamo rimessi in cammino per reimparare a vedere Gesù.

Ed i greci si aspettano qualcosa che possa saziarli, esaltarli nella loro sete di sapere, di Sapienza. Non sanno, non immaginano lo spettacolo che si rivelerà nel giorno in cui finalmente Gesù sarà innalzato da terra. E’ uno spettacolo il vedere Gesù, sulle prime agghiacciante perché ci scandalizza. Forse tanti di noi non sappiamo più vedere Gesù perché non reggiamo all’urto dello scandalo. Ci aspettiamo una carezza e invece viene uno schiaffo. Ci aspetteremmo una consolazione nel cuore invece tanta aridità. Vogliamo vedere Gesù.

Un giorno anche un altro poeta che conosciamo molto bene, il poeta indiano Tagore, vide Dio. Lo racconta in una poesia dove ad un certo punto, mentre aspettava il giorno della sua felicità, si avvicina un cocchio dorato che si apre e scende il re col suo manto regale, gli sorride e poi stende la mano dicendogli: “Che cos’hai da darmi?”. Ed anche quel giorno il poeta resta scandalizzato. Quale gesto regale fu il tuo? Stendere la mano a un mendicante per mendicare. Questa sarà la visione di Gesù, non c’è sguardo rivolto a Gesù che non sia uno sguardo che ci rimandi ad un mendicante che chiede, un povero che vuole l’elemosina, un uomo solo che ti chiede compagnia. Vogliamo vedere Gesù. Ricordate in altre circostanze gli amici di Gesù si allontanano dalla scena raccapricciante del maestro che chiede affetto, compagnia al suo cuore tribolato e angosciato. L’augurio che ci facciamo in questi giorni santi, questo tempo forte, che questo desiderio sepolto ormai dentro di noi riemerga. Il desiderio di vedere Gesù.

Auguro a ciascuno di noi di reggere all’urto dello sguardo nello spettacolo a cui dovremo assistere il Venerdì Santo. Se quello sguardo noi riusciamo a sostenerlo allora avremo fatto Pasqua e si avvererà la profezia di Gesù: “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”.  Anche il nostro sguardo che si aspetta una cornice dorata, una luce e che invece riceverà una scena di dolore. Anche il nostro cuore forse indurito, distratto, incapace di pulsare sangue e amore, sarà attirato a Gesù che pende dall’alto della Croce. Davvero facciamoci questo augurio Santo di vedere Gesù. Desideratelo oltre le forze, desideratelo disperatamente, perché Dio ascolta il desiderio del nostro cuore e ci concederà questo sguardo, questa visione. Che possa sulle prime purificare i nostri occhi incapaci di piangere, il nostro cuore incapace di amare, il nostro udito incapace di ascoltare i bisbiglii che passano di fiore in fiore e risponderemo, forse tra le lacrime, con il cuore in subbuglio, al poeta che ci chiedeva. “Tu non sai” e noi gli diremo: “Ora so come vedere Gesù”».

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