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NCC, un’altra cetegoria “d’invisibili” per il governo, in crisi profonda in tutta Italia.

Gli NCC, sono un’altra delle diverse cetegorie diventate “invisibile“, che il governo Conte alcuni mesi fa, e quello Draghi adesso sembrano aver dimenticato. Da quando è cominciato questo disastro sanitario che ora è anche economico, causato dalla pandemia da covid-19, un’altra delle attività che è andata in crisi profonda è quella degli N.C.C. (servizio di noleggio con conducente, sistema di trasporto pubblico non di linea). Un’attività che in Italia può contare su 30mila imprese di varie dimensioni, che danno lavoro a 150mila lavoratori, che da un giorno all’altro sono scomparsi prima dalle strade, quindi dai “radar” del governo giallorosso e che in questi giorni si attendono dal nuovo esecutivo maggiore attenzione. Probabilmente a differenza di ristoranti, palestre e cinema gli Ncc non fanno parte del quotidiano della maggior parte degli italiani, la loro attività sostanzialmente si concentra sui turisti, sarà per questo che il loro calvario non è entrato nella narrazione del dramma covid dei grandi quotidiani sia cartacei che on-line. Eppure il loro stop, e le conseguenze che sta comportando per migliaia di famiglie, non si sta rivelando meno brutale di quello in altri settori più “pubblicizzati”. Con il blocco del turismo, autovetture e van sono tornate nei garage e non sono state più rimesse in servizio, ma i costi della manutenzione e dei leasing sono aumentati, a fronte della svalutazione del parco veicoli. Sullo sfondo una serie di misure governative che non hanno avuto nemmeno l’effetto di un palliativo, soprattutto per quello che riguarda l’accesso a nuovi crediti e la rinegoziazione dei vecchi, questioni sulle quali l’ex premier Giuseppe Conte non riuscì ad andare oltre un appello alle banche, rimasto lettera morta. Marco Palumbo, direttore dell’ANItraV (Associazione Nazionale Imprese Trasporto Viaggiatori), afferma: “Abbiamo chiesto una dilazione maggiore per chi è riuscito a rinegoziare i propri debiti, perché in questa pandemia senza lavorare, sembra assurdo ma queste risorse vengono mangiate dalle tasse e dai contributi che non si sono fermati. Per avere queste dilazioni alcuni istituti si sono comportati come se nel frattempo non fosse accaduto nulla nel 2020. Invece abbiamo lavorato solo due mesi registrando un calo di fatturato del 90%, mentre per il 2021 senza un progressivo ritorno alla normalità saremo al 100% in meno. Chi ha un numero importante di dipendenti sta continuando a pagare gli F24 contributivi, le tredicesime e le quattordicesime. Il settore è in profonda crisi, il nuovo premier Mario Draghi ha detto che il decreto “Sostegni” è solo l’inizio e che ci sarà un seguito, noi però siamo stanchi di vedere sul tavolo cifre irrisorie come 11 miliardi, soprattutto pensando a quanto stanziato per monopattini e banchi a rotelle“.

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