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Ministro Istruzione Bianchi: “Adoperarsi per il prossimo anno scolastico”

Nel suo intervento al Senato ha parlato invece della necessità di riaprire la scuola solamente in presenza  ed a partire dalle aree periferiche, ma c’è un ruolo rilevante delle Autonomie, il calendario lo fanno le Regioni

 

Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja - Wikipedia

Foto tratta da it.wikipedia.org

 

Redazione – Tramonta definitivamente il ritorno in classe in presenza perché il ministro dell’Istruzione Bianchi è chiaro: “Lavorare per il prossimo anno scolastico”.

Nel suo intervento al Senato ha parlato invece della necessità di riaprire la scuola solamente in presenza  ed a partire dalle aree periferiche, ma c’è un ruolo rilevante delle Autonomie, il calendario lo fanno le Regioni.

Sempre intervenendo a Palazzo Madama è sintetico: “Il problema degli apprendimenti non si risolve negli ultimi 20 giorni di giugno. Sono assolutamente convinto che serva riprendere la scuola in presenza e soprattutto lavorare in vista del prossimo anno scolastico”.

Lo stesso ministro ha sbaragliato il campo alla proposta che era stata avanzata dallo presidente del Consiglio Mario Draghi durante le consultazioni. Poi afferma che il problema degli apprendimenti non si risolve negli ultimi 20 giorni di giugno, così ha virato dritto perché si ci deve concentrare su settembre: “Dobbiamo riportare i più piccoli in presenza e soprattutto lavorare in vista del prossimo anno scolastico, dobbiamo andare a un innalzamento della qualità dell’offerta didattica complessiva, spero di avere risorse per interventi sostanziali per garantire un ponte in vista del prossimo anno scolastico”.

il titolare dell’Istruzione ha anche incontrato i sindacati stilando con loro un “Patto per l’Istruzione e la Formazione”, si vuole arrivare a mettere la scuola al centro del Paese, per farne il motore dello sviluppo e dell’eguaglianza sociale.

Questo Patto tiene conto dei temi di stretta attualità, mentre si pensa a far iniziare l’anno scolastico il 1 settembre, ma il nodo grave è quello delle cattedre vacanti, e sulla scuola si deve mobilitare l’intero Paese. In poche parole “la scuola torni ad essere il centro del Paese, un centro dinamico, un motore di sviluppo per uscire dalla pandemia, ma anche dalla stagnazione”.

 

GiSpa

 

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