L’Ema rassicura su AstraZeneca e l’Italia e la Francia sono pronte a far ripartire il vaccino “I benefici superano i rischi”

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“I benefici superano i rischi” L’Ema rassicura su AstraZeneca e l’Italia e la Francia sono pronte a far ripartire speditamente le somministrazioni del vaccino. Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron si sono sentiti al telefono subito dopo le parole della direttrice dell’Agenzia europea del farmaco Emer Cooke, che ha fatto presagire una conclusione positiva, attesa ufficialmente per giovedì, delle indagini sul farmaco anglo-svedese.

«Restiamo fermamente convinti che i benefici superino i rischi. Al momento non c’è evidenza di correlazione» tra le morti e le iniezioni di AstraZeneca, è tornata ad insistere l’alta funzionaria europea, mentre sono in corso gli approfondimenti e la Svezia si è aggiunta alla lista di quanti hanno sospeso il siero, in un effetto domino che ha provocato rallentamenti nelle campagne vaccinali di mezza Europa.

L’Ema è al lavoro per fare chiarezza sui 30 casi tromboembolici registrati su un totale di cinque milioni di vaccinati. L’esame viene condotto «caso per caso», ha sottolineato Cooke. «Si indaga pure su lotti specifici», anche se l’ipotesi appare «improbabile» data la diffusione degli eventi sul territorio, e si valuta se qualcosa sia andato storto nella manifattura. «La questione viene presa molto sul serio», ha garantito la direttrice dell’Ema, per noi «la fiducia degli europei è fondamentale».

Negli accertamenti sono stati coinvolti specialisti che si occupano di malattie trombotiche. E consultazioni sono in corso anche con la controparte britannica, in una frenesia di riunioni da qui a giovedì affinché nessuno degli aspetti da valutare resti trascurato. Ma secondo l’ex dg di Aifa, Luca Pani, le parole di Cooke significano che l’agenzia europea «ha già deciso». Un ottimismo che peraltro filtra anche da Palazzo Chigi, intenzionato a riprendere a pieno ritmo la campagna vaccinale in Italia non appena arrivi l’ok giovedì.

«La sicurezza per noi non è negoziabile», ha evidenziato d’altra parte la commissaria europea Stella Kyriakides riemergendo dalla videoconferenza dei ministri della Salute Ue, dove gli stop alle somministrazioni di AstraZeneca hanno tenuto banco. Roberto Speranza ha fatto sapere di essere in attesa, con gli altri colleghi europei, del verdetto dell’Ema di giovedì. Ieri Italia, Francia, Germania e Spagna si erano coordinate nella sospensione. Ma c’è chi, come il Belgio, non ha apprezzato la mossa, di cui l’Ue non era stata informata. «La fiducia nei vaccini è una questione delicata, che diventa ancora più difficile da sostenere a fronte di decisioni prive di coordinamento politico e non basate sui dati», è sbottato il responsabile alla Salute, Frank Vandenbroucke. La ministra francese all’Industria, Agnès Pannier- Runacher, ha invece difeso la decisione spiegando che i Paesi hanno agito proprio per preservare la fiducia degli europei.
D’altra parte, come ha sottolineato la ministra della Sanità portoghese e presidente di turno del Consiglio Ue, Maria Temido, «tutti i Paesi hanno assicurato che si allineeranno alla valutazione dell’Ema». Anche il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, in un’intervista all’Ansa, ha richiamato ad un approccio coordinato: l’Agenzia del farmaco europea è stata creata «affinché gli Stati ne seguano il parere, non viceversa».

Secondo Schinas, la distribuzione di 300 milioni di dosi di vaccino per l’Ue per il secondo trimestre è un numero che resta in piedi: «Quanto avviene con AstraZeneca non mette in questione la distribuzione delle dosi, ma il loro utilizzo. È ragionevole dire che restiamo sull’obiettivo perché Pfizer produce molto di più e c’è un accordo per anticipare 10 milioni di dosi. E anche perché Johnson&Johnson ha un nuovo accordo con un sito in Germania per il fill and finish», che aggira lo stop all’export degli Usa.

Ursula von der Leyen ha infatti annunciato oggi un’intesa tra la Commissione e Pfizer-BioNtech per anticipare al secondo trimestre dieci milioni di vaccini dell’azienda americana che erano previsti in consegna nella seconda parte dell’anno. E le buone notizie potrebbero non essere finite qui: Joe Biden ha fatto sapere che la sua amministrazione sta «già parlando con diversi Paesi» per condividere il surplus americano di vaccini, pur senza specificare quali. «Ve lo faremo sapere molto presto», ha tagliato corto.

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