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La guerra del Faito divide le Costiere: diversi i progetti al palo per il monte

La guerra del Faito divide le Costiere: diversi i progetti al palo per il monte. Un monte acquistato e poi dimenticato. Il ping pong di competenze tra Regione e Comuni, e la guerra tra i vecchi referenti del Parco dei monti lattari, quasi tutti del fronte della Costiera Amalfitana, contro il neo-presidente stabiese. Di mezzo c’è il Monte Faito, patrimonio unico di biodiversità e simbolo del Monti Lattari. Proprio per trasformare il Faito in un punto di riferimento a livello turistico internazionale, e per tutelarne tutte le peculiarità, la Regione Campania nel 2006 ne acquistò il 50 per cento dalla Fintecna, con l’assenso del Parco dei Monti Lattari che finanziò l’operazione con oltre 5 milioni di euro provenienti da fondi destinati al Parco stesso. L’Ente, di concerto con la Comunità del Parco dei Monti Lattari, per anni ha lavorato proprio per valorizzare questo lembo di terra.

Gli avvicendamenti alla presidenza del Parco di Giuseppe Guida e Secondo Squizzato (ex sindaco di Cetara) e quelli alla presidenza della Comunità del Parco dei Monti Lattari di Antonio Giordano e Domenico Amatruda (ex ed attuale sindaco di Tramonti) hanno registrato un progressivo calo dell’interesse da parte degli organi regionali sul ruolo che avrebbero dovuto ricoprire gli enti. Gli stessi, nei giorni scorsi, insieme all’ex presidente Anna Savarese , con una lettera riaccendono i riflettori sulla vicenda: «La politica regionale – scrivono nella loro missiva ha abbassato l’attenzione sul ruolo del Parco e della Comunità dei Monti Lattari, individuati con i Pirap, Progetti Integrati Rurali per le Aree Protette, come organismi intermedi della programmazione e della spesa dei fondi comunitari, se adeguatamente strutturati e organizzati alla stregua dei Parchi Nazionali».

Un aspetto sul quale bisogna assolutamente concentrarsi. I Monti Lattari conservano un patrimonio di biodiversità unico e con una gestione, promozione e valorizzazione del territorio professionale e ambiziosa: la possibilità vedere riconosciuta la denominazione di Parco Nazionale non sarebbe stata un’utopio, anzi. Questo passaggio avrebbe cambiato completamente il volto del territorio offrendo alla Costiera Amalfitana, alla penisola Sorrentina e a tutti i comuni rientranti all’interno del Parco una grande opportunità di crescita e sviluppo.

Purtroppo non sarà così ed il tutto suona come un’occasione persa. Guida, Squizzato, Savarese, Giordano e Amatruda ritengono quanto meno sorprendente la posizione dell’attuale presidente del Parco dei Monti Lattari, lo stabiese Tristano Dello Joio , il quale si auspica che sia la Regione con le sue competenze ambientali ad occuparsi della gestione del Faito. Polemiche scatenate dopo il successo del Comune di Vico Equense che ha strappato alla Città Metropolitana di Napoli la gestione del versante vicano del gigante dei Lattari. Scelta sgradita a Dello Joio, che predilige la gestione regionale.

E i predecessori della “Divina” s’infuriano. Ritengono che la posizione del presidente sconfessi i loro sforzi per riportare il monte nell’alveo del coordinamento del Parco, lasciando ampio spazio alla libera scelta dei vari comuni. «Chi se non l’Ente Parco può assolvere a questa funzione e garantire questi obiettivi – si legge in conclusione della lettera – in ragione, peraltro, del suo specifico ruolo istituzionale?».

Fonte La Città di Salerno

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