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Importante Ricerca a Napoli su Test Genetici della Forma Grave Covid-19

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Scoperti cinque fattori genetici legati alla forma grave della malattia da Covid-19.

Nell’attesa che i ricercatori rendano accessibili i nuovi test diagnostici, occorre però intensificare il più possibile la campagna vaccinale, visto che l’indice di contagiosità sta iniziando a crollare nella popolazione vaccinata, in primis quella più vulnerabile degli anziani.

È tuttavia un’importante tappa: aprirà la strada a nuovi test, in grado di individuare in quali malati si avrà un decorso grave della malattia.

La messa a punto nella normale pratica ospedaliera, consentirà di pianificare ricoveri e cure, in questa quota di pazienti particolarmente a rischio, di gestirli tempestivamente e ridurre i casi di mortalità, che ancora oggi continuano a decimare la popolazione.

I noti fattori di rischio come età avanzata, sesso maschile e comorbidità, non erano sufficienti a spiegare del tutto, il quadro clinico della malattia grave, provocata dal virus SarsCoV2, in alcuni dei soggetti risultati sintomatici.

Così i ricercatori hanno scoperto che sarebbe la presenza di questi cinque fattori genetici, ad essere i responsabili delle forme gravi.

Si tratta delle mutazioni che alterano il funzionamento di due geni, il TMPRSS2 ed il MX1.

L’analisi di dati genetici, provenienti da oltre 1,7 milioni di cittadini europei, resi accessibili dalla collaborazione internazionale di un consorzio costituito da 143 centri di ricerca “Covid-19 Host Genetics Initiative”, ha permesso al gruppo del Ceinge- Biotecnologie avanzate di Napoli di arrivare a questo importante risultato.

Alla guida del gruppo, i docenti di Genetica Medica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Mario Capasso e Achille Iolascon. Alla ricerca hanno collaborato inoltre le biologhe Immacolata Andolfo, del Ceinge, e Roberta Russo, ricercatrice di Genetica Medica dell’Università Federico II e del Ceinge.

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