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Il Giardino della Passione presso la Chiesa dei Santi Prisco ed Agnello foto

Quest’anno, come già verificatosi nel 2020, le famose processioni pasquali degli incappucciati, tipiche della penisola sorrentina sintesi di religiosità, devozione ma anche folclore non saranno protagoniste della Settimana Santa così come è usanza dalle nostre parti probabilmente dal XVI secolo. Le ragioni sono ben note; alle prese con una pandemia che non accenna a scomparire, e una vaccinazione che non procede come ci saremmo augurati tutti quanti, non era il caso di autorizzarle, a malincuore vengono negate dalle autorità, ma è così perché ci sarebbero stati quei famigerati assembramenti che non ci possiamo permettere vista la situazione nelle terapie intensive e soprattutto per rispetto a chi con il Covid o sta combattendo o ha drammaticamente perso. A Sant’Agnello sul bel sagrato in pietra vesuviana della chiesa dei Santi Prisco ed Agnello, ai piedi della spettacolare facciata in stile barocco, le tre Arciconfraternite santanellesi, quella del SS. Sacramento e Natività di Maria Vergine, del Sacro cuore di Maria e San Giuseppe e del Gonfalone dei Santi Prisco e Agnello hanno comunque voluto dare vita ai quadri della Passione di Cristo. In quello che è stato chiamato dai confratelli “Giardino di Passione“, per ricordare il Getsemani dove Gesù di Nazareth, come è scritto nei Vangeli, visse i momenti più significativi prima della crocifissione: statue lignee, lampioni, martìri, croci, lance, spade scudi, le icone dunque delle ultime ore terrene del Cristo sono state poste tra aiuole fiorite, scriverebbe Padre David Maria Turoldo: “Cristo sparpagliato/per tutta la terra,/Dio vestito di umanità:Cristo sei nell’ultimo di tutti/come nel più vero tabernacolo:Cristo dei pubblicani,/delle osterie dei postriboli,/il tuo nome è colui/che-fiorisce-sotto-il-sole. Un modo per non dimenticare il nostro passato e guardare con coraggio questo presente amaro nella convinzione che c’è un’alba che ci aspetta in cui tutto questo dolore sarà solo un ricordo e vestire il cappuccio domani, alla fine di questa pandemia, sarà realmente quella preghiera sentitissima nata coi penitenti di tanti secoli fa. Miserère mei, Deus, secùndum magnam misericòrdiam tuam.
di Luigi De Rosa

Generico marzo 2021

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