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Giornata Internazionale delle donne

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Come tutti sappiamo oggi è la giornata internazionale delle donne e contrariamente a quanti molti pensano, non è una giornata istituita per festeggiare la donna ma per ricordare sia le varie conquiste delle donne sia le discriminazioni e le violenze spesso subite da parte degli uomini, che spesso ironizzano anche su questa giornata con la solita battuta: “vogliamo una giornata degli uomini!”.

Noi lo troviamo molto irrispettoso nei confronti delle donne che si sono battute per ricevere gli stessi diritto degli uomini che a differenza nostra sono sempre stati più privilegiati.

Fin dai tempi dell’antica Grecia le donne non potevano partecipare alla vita sociale, politica e lavorativa ma erano destinate solo a svolgere lavori domestici ed occuparsi della famiglia, dipendevano da un uomo.

In molti paesi purtroppo la situazione non è cambiata molto, soprattutto dei paesi orientali, come l’Afghanistan.

Fortunatamente in Italia e in quasi tutti i paesi occidentali la situazione è cambiata anche se non è stata ancora raggiunta una piena parità. Secondo i dati rilevanti dall’Istat nelle istituzioni decisionali e politiche a livello nazionale ed europeo emerge un lento ma costante aumento della presenza femminile in Italia, così come in Europa. Le elezioni politiche del 2018 hanno visto crescere la presenza femminile nel Parlamento italiano: 35,8% contro il 31% della legislatura precedente. Nei consigli di amministrazione delle grandi società quotate in Borsa aumenta la presenza femminile :nel 2019, 1 donna componente ogni 3 contro il 27,8% della media europea.

Giornata Internazionale delle donne
A sinistra Christine Lagarde. A destra Ursula Von der Leyen, nuova presidente della Commissione europea

Nei Consigli Comunali le donne elette sono il 30,5%. Le donne presenti nelle Assemblee Regionali rimane invece bassa anche se l’incremento continua. Esaminiamo adesso le varie Regioni italiane. Gli indicatori più omogenei sul territorio sono quelli sulla fiducia, calcolati come media del
punteggio dichiarato tra 0 e 10, che si attestano tuttavia su valori bassi, per la fiducia nei
confronti tanto dei Partiti politici e del Parlamento italiano (media Italia pari, rispettivamente, a 2,7 e 3,8), quanto del Sistema giudiziario (4,4). Anche l’indicatore sull’età media dei parlamentari eletti nel Parlamento italiano nei collegi elettorali regionali presenta modeste variazioni tra regioni, con una età media più bassa in Valle d’Aosta (42 anni) e più alta in Friuli-Venezia Giulia (51 anni).
Una maggiore eterogeneità si registra invece per la partecipazione alle elezioni del Parlamento europeo: in Sardegna e in Sicilia l’affluenza alle urne è stata, rispettivamente, del 36,3% e del 37,5%, mentre in Umbria e in Emilia-Romagna sono andati a votare più del 67% degli aventi diritto.
Ancora più ampia la dispersione rispetto alla presenza di donne in Parlamento (soltanto il 15,4% di donne elette in Basilicata; quote superiori al 40% in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio) e, in maniera ancora più evidente, rispetto alla presenza di donne nei Consigli regionali. Molto distanti dalla media nazionale di donne elette (21,1%) sono i consigli della Calabria con il 3,2%, della Basilicata con il 4,8% e della Puglia, con il 9,8%. La quota di donne nei Consigli regionali in Umbria, Emilia-Romagna e Lazio, invece, supera il 30% (rispettivamente 38,1%, 36% e 31,4%).
La durata media effettiva dei procedimenti civili varia molto sul territorio: se in media in Italia occorrono 429 giorni, in Calabria si impiega quasi il doppio (806 giorni), mentre in Valle d’Aosta e nella provincia autonoma di Trento meno della metà (164 e 146 giorni).
L’analisi sul complesso degli indicatori segnala un deciso arretramento della Sardegna e della Calabria, che registrano quasi sempre i valori più bassi.

E nel resto d’Europa?

Le elezioni europee del 2019 sono state caratterizzate da un aumento della partecipazione elettorale nel totale dei Paesi dell’Unione europea: l’affluenza alle urne media europea è, infatti, cresciuta di 8 punti percentuali, dal 42,6% al 50,6%.

Tra i 6 paesi fondatori dell’Ue, la partecipazione in Belgio e Lussemburgo si mantiene su livelli elevati (88,5% e 84,2%), mentre si segnalano aumenti significativi in Germania (61,4%, 13 punti in più rispetto alle precedenti elezioni), Francia (50,1%, +8 punti percentuali) e Paesi Bassi (41,9%, +4 punti percentuali).

In Italia, invece, l’affluenza è diminuita, passando dal 58,7% del 2014 al 56,1% del 2019 (hanno votato il 58% dei maschi e il 54,3% delle femmine). In Danimarca, Spagna e Malta, oltre il 60% degli aventi diritto è andato a votare; in Grecia, Svezia, Austria, Lituania
e Romania oltre il 50%. Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia e Croazia hanno raggiunto un’affluenza alle urne inferiore al 30%.
Stabile la rappresentanza femminile nel Parlamento europeo: nel 2019 il 40,7% di eletti sono donne. La rappresentanza italiana femminile nel Parlamento europeo è, invece, in crescita: 41,7%, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima (era il 21% nel 2009). Riguardo al lavoro, le donne sono anche spesso meno retribuite degli uomini, in linea generale in Europa sono retribuite il 15% in meno gli stati un una percentuale più alta sono: Estonia, Germania, Repubblica Ceca, Austria, Slovacchia. Mentre quelli con una percentuale più bassa sono la Romania, il Lussemburgo, l’Italia e il Belgio.

La percentuale di donne che hanno subito violenza fisica e sessuale sale addirittura al 32,5% negli ultimi cinque anni (2015 – 2020). Tra queste forme di violenza, le più frequenti sono stupro o tentato stupro. La percentuale è del 11,3%, ovvero 435mila donne. E pensare che rispetto agli anni precedenti (tra cui spicca l’anno 2006,in cui questa percentuale è salita al massimo), ci sono miglioramenti.
Ma la violenza non è solo fisica, ma soprattutto psicologica. Nel 2014, la percentuale della violenza psicologica sale al 26, 4%.
Entrando nel dettaglio e analizzando le fasce di età più colpite, quella più alta è compresa tra i 35 e 44 anni (23,3%),segue con il 20,7% la fascia compresa tra i 25 e 34 anni. La fascia successivamente colpita è compresa tra i 44 e i 54anni (17,8%). Segue poi la violenza infantile. I bambini compresi tra gli 0 e 17 anni è del 14,3%,seguita dalle ragazze maggiorenni comprese tra i 18 e 24 anni. Infine, con le percentuali più basse si trovano le donne mature. Tra i 55 e 64 anni la violenza da loro subita è del 6,5%,mentre tra i 65 e i 74 anni è del 2,5%. Infine le donne ultraottantenni subiscono solo dell’1,8%. Spesso succede che gli stessi uomini responsabili di queste violenze inaccettabili facciano affermazioni maschiliste che nel 2021 sono ormai inaccettabili come: “Il femminismo è roba vecchia. Oggi voi donne avete tutto ciò che volete! “. Innanzitutto noi donne non pensiamo di avere tutto e anche se fosse sarebbe completamente normale. I dati parlano e ci fanno capire che purtroppo questa parità in realtà non c’è ancora. Sicuramente le nostre possibilità in società sono aumentate rispetto agli scorsi anni e continueranno ad aumentare, ma bisogna continuare a battersi per tutte le donne che queste possibilità non le hanno ancora e per tutte quelle che prima di noi hanno combattuto e sacrificato la loro vita.
Progetto alternanza scuola lavoro con Positanonews
Rossella Starita e Anna Amitrano

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