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Cristoforo Trapani dal Sahara alla prima stella Michelin foto

Il Mattino di Napoli, nell’edizione nazionale del 29 marzo, dedica una bella intervista allo chef Cristoforo Trapani a firma Maria Pirro. Un’intervista, devo confessarvi, che mi ha colpito perché i contenuti sono di quelli, che andrebbero raccontati agli studenti rimasti più confusi in questa situazione atipica fatta soprattutto di solitudine e incertezza per il futuro. Cristoforo Trapani appartiene a una di quelle famiglie che con il loro commercio hanno caratterizzato il centro storico di Piano di Sorrento fino a pochi anni fa, un piccolo mondo antico che non esiste più spazzato via oramai dalla grande distribuzione. Chi ha vissuto come me da bambino in via San Michele, tra basoli e palazzi antichi, con una nonna, Emilia Starita, che tutta la vita ha venduto libri e giornali, ricorda quelle pietre che ancor oggi trasudano fatica e vita, scriverebbe Franco Arminio. C’era la bottega del falegname Attanasio, gli Esposito, macellai detti Sciacquariello, il forno dei Cadolini, la salumeria dei Pollio, la Farmacia Irolla, il laboratorio d’intarsi di Pissi Pissi e poi c’era Antonio Cafiero, il nonno materno di Cristoforo, con la sua bottega di Frutta e Verdura,  don Antonio detto ‘O Paucciano’, che come spiegava Don Alfredo Ammendola, era un soprannome ereditato dalle calzature del bisnonno: Le Paposce da cui Papusciaro e poi Paucciano. E non finisce qui perché un altro Antonio Cafiero, figlio di Giuseppe emigrato in Argentina, nello stesso periodo, e della stessa famiglia, fu vicepresidente argentino, un economista peronista apprezzato in tutto il mondo. Evita Peròn scrive: “Gli uomini si dividono in due gruppi: il primo, infinitamente numeroso, cui appartengono coloro che si affannano per le cose volgari e comuni, che percorrono solo strade note già esplorate da altri; il secondo, molto piccolo, cui appartengono gli uomini che attribuiscono un valore straordinario a ciò che sanno di dover fare”. Cristoforo Trapani, fatte le debite proporzioni, un po’ peronista lo è, se mi permettete, a scuola non voleva andare, ai genitori Luigi e Felicetta li ha fatti tribolare, e come confessa a Maria Pirro, si è pentito di non aver conseguito il diploma, ma lui sapeva di “dover fare una cosa”: cucinare. Ha fatto le valigie ed è andato a lavorare nel Sahara, nella mensa di una compagnia petrolifera a Hassi Messaoud in Algeria. Nel deserto, diceva Antoine de Saint-Exupery, “non si vede nulla, non si sente nulla, tuttavia qualcosa vi risplende”, certamente nella cucina ad Hassi Messaoud  risplendevano i fuochi sotto le migliaia di pentole e padelle, e il fuoco dentro il petto di Cristoforo, quello che arde in chi ha voglia di realizzare i propri sogni. Cristoforo lavorò sodo nel deserto, cucinando e impiattando senza sosta tutto il santo giorno, dimenticandosi le feste; solo in mezzo a centinaia di persone di culture ed etnie diverse, e lo fece per mettere da parte i soldi per pagare la retta per entrare nella “Scuola internazionale di Cucina italiana”, ma all’ALMA, molto tempo dopo, è entrato come insegnante non come studente. Cristoforo confessa alla collega del Mattino senza nascondere la soddisfazione: “Ogni volta che ci torno, chiedo sempre a mia madre di accompagnarmi”, un modo per compensare le bocciature rimediate a scuola. La svolta nella vita professionale di Cristoforo Trapani c’è stata con l’entrata nella brigata de “La Pergola” di Heinz Beck (Tre Stelle Michelin), poi è stato tutto un susseguirsi di grandi maestri: Antonino Cannavacciuolo, Davide Scabin, Mauro Colagreco, Moreno Cedroni e Yannick Alleno. A 25 anni ha ricevuto la Prima stella Michelin. “Fare il cuoco a certi livelli significa stare ai fornelli quattordici ore, mantenere alta la concentrazione, rinunciare alle feste in famiglia, sapere fare tutto, dall’uovo sodo all’anguilla con emulsione di birra laccata con salsa di finocchi e arancia fino al gelato alla barbabietola”. Oggi Cristoforo Trapani lavora presso il ristorante “ La Magnolia dell’Hotel Byron” a Forte dei Marmi, da un anno è padre, dice che al figlio insegnerà a cucinare, per poi aggiungere senza tentennamenti: “ma a scuola ci deve andare”. Trapani aspira alla Seconda Stella Michelin e per questo continua a cucinare alacremente e a imparare. Alain Ducasse dice che la cucina è una storia d’amore. Cristoforo Trapani sapeva che era questa la storia d’amore che voleva vivere, i giovani studenti di oggi dovrebbero seguire questo esempio, scoprire quello che amano più d’ogni altra cosa, senza dimenticare che l’amore vuole cura e sacrificio ma ripaga sempre. di Luigi De Rosa

Generico marzo 2021

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