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Costa d’Amalfi, la chiesa si ribelli ai soprusi dei sindaci. Il pensiero di Gerardo Russomando

Una lettera di raccomandazioni inviata a nome della Conferenza dei sindaci della Costa d’ Amalfi dal referente per la sanità Andrea Reale, sindaco di Minori,  in vista della Pasqua. Con una nota trasmessa all’arcivescovo della Diocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, mons. Orazio Soricelli e per conoscenza ai parroci del territorio, il delegato alla Sanità della Conferenza dei Sindaci della Costa d’Amalfi, Andrea Reale, chiede un nuovo innalzamento dell’allerta e collaborazione nella lotta alla diffusione del virus Sars-Cov-2. La partecipazione dei fedeli ai riti della settimana Santa preoccupa, infatti, i primi cittadini della Costiera, primi tutori della salute pubblica.

Una Diocesi ampia che oltre al territorio a Nord  della provincia di Salerno fino a Positano,  comprende anche Agerola in provincia di Napoli , unica che in questo momento ha un picco altissimo di contai,  ha provocato la reazione del corrispondente , ed ex assessore, di Maiori, Gerardo Russomando , fervente credente cattolico. Il coronavirus Covid-19 si combatte con i tamponi e individuando i contagiati a questo virus, la pandemia non si nasconde nei cimiteri o sulle spiagge o dentro le chiese, ma nelle persone che lo veicolano, misure repressive non razionali non servono altro che a mortificare

“È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa, o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?” (T. S. Eliot)

I Sindaci della costiera amalfitana hanno scritto, in perfetto stile clericalese, una lettera al Vescovo, e per conoscenza a tutti i Parroci, dettando le loro “raccomandazioni” per le festività pasquali.

Arrivano addirittura a scrivere che i cori parrocchiali “potrebbero essere stati la causa di accensione di focolai”.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da chiedere: “Per autocombustione?”.
Siccome il numero complessivo dei contagiati è di 1.667, quanti, secondo loro, sarebbero addebitabili ai “cori”?

E sembra quasi che il loro vero auspicio sia quello delle sole celebrazioni liturgiche in diretta streaming.

Tutto questo mentre, da ottobre dell’anno scorso in avanti, in tanti Comuni, questi stessi Sindaci, fregandosene del Protocollo che pure hanno richiamato nella lettera, e nel silenzio delle nostre autorità ecclesiali, hanno vietato e stanno vietando l’apertura delle Chiese e le celebrazioni liturgiche aperte ai fedeli.

Mi auguro che almeno qualche Parroco abbia la forza di non piegarsi a questi veri e propri soprusi ed abbia il coraggio di far sentire la propria voce.

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