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Coronavirus, in estate meno divieti. Speranza: “Viaggi con il pass vaccinale”

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Coronavirus, in estate meno divieti. Speranza: “Viaggi con il pass vaccinale”. Ministro Speranza, annunciando che fino al 30 aprile ci saranno solo zone rosse e arancioni e che dunque bar e ristoranti resteranno chiusi, ha detto che l’indice di contagio è finalmente sceso dopo 6 settimane. Perché allora avete deciso di confermare la stretta, ad eccezione delle scuole d’infanzia, elementari e della prima media?
«Si vedono i primissimi segnali di contenimento del contagio che sono effetto delle misure attuate che stanno funzionando. Ma la situazione è ancora molto seria. La pressione sui nostri presidi sanitari è altissima. Abbiamo oltre 3.600 persone in terapia intensiva per Covid. Non possiamo permetterci di fare un passo troppo lungo o vanificheremmo immediatamente i sacrifici fatti. Abbiamo solo un piccolo tesoretto e decidiamo di spenderlo sulla scuola per il ruolo strategico che svolge nella nostra società. È una scelta giusta».

Per Salvini invece è incomprensibile e ha minacciato di non votare il decreto in Consiglio dei ministri e in Parlamento. È possibile una mediazione?
«Non mi interessano le schermaglie politiche. Sulla salute delle persone non si fanno pasticci o mediazioni al ribasso. Tutti vogliamo riaprire, ma non dimentichiamo mai che vincere la battaglia sanitaria è la premessa per ogni ripartenza del Paese».

Draghi però ha detto di non esclude allentamenti delle misure in corsa se la situazione lo consentirà. Ciò significa che potrebbe tornare prima del 30 aprile la zona gialla in alcune Regioni?
«Gli scienziati ci dicono che nel contesto epidemiologico in cui siamo la zona gialla non è sufficiente a contenere il contagio, come hanno dimostrato i numeri delle passate settimane. Tutti vogliamo tornare a misure meno restrittive, ma dobbiamo essere realisti e dire sempre come stanno veramente le cose. Io sono fiducioso che con l’accelerazione della campagna di vaccinazione il quadro possa migliorare, ma oggi la situazione non può in nessun modo essere sottovalutata».

Se non cambierà prima qualcosa, dopo il 30 aprile cosa succederà? Riapriranno bar e ristoranti, cinema e teatri, palestre e piscine? Finiranno il coprifuoco alle 22 e il divieto di spostarsi oltre Regione? O l’uscita dal tunnel sarà più graduale?
«Valuteremo settimana dopo settimana l’evoluzione del contagio. Ci sarà comunque bisogno di gradualità. Non c’è un giorno X in cui magicamente è tutto risolto. La realtà è sempre più complessa. Ma dobbiamo essere fiduciosi. Chi dice che siamo messi come un anno fa non racconta la verità. Abbiamo superato 250 mila dosi di vaccino in 24 ore e in settimana raggiungeremo 10 milioni di somministrazioni».

Resterà anche a maggio il sistema a colori?
«Sì. L’alternativa al sistema a colori sarebbe stato un altro lockdown generalizzato, una prospettiva che abbiamo provato ad evitare. Io penso che sia corretto adeguare le misure al quadro epidemiologico di ciascun territorio».

Recentemente ha detto che nella prossima estate la situazione sarà decisamente migliore. Può già dire agli italiani che potranno andare in vacanza? Anche all’estero? E si potrà stare in spiaggia senza mascherina come dice il suo sottosegretario Sileri?
«In questi mesi sono sempre stato il più prudente tra i membri del governo. È mio dovere costituzionale tutelare la salute. Abbiamo a che fare con un virus molto insidioso e le varianti rappresentano un ulteriore complicazione del quadro. La campagna di vaccinazione è però il fattore di svolta che mi porta ad essere più ottimista. Confido in un estate diversa dai giorni che stiamo vivendo ora».

Ci sarà il passaporto vaccinale? E come si faranno ad evitare, come ha detto Draghi, discriminazioni per chi non si vaccinerà?
«A livello europeo si sta lavorando ad un Green pass connesso prima di tutto alle vaccinazioni. Ci sarà un confronto serrato sulle modalità attuative, ma penso sia la strada giusta per ricominciare a viaggiare in sicurezza».

Il piano vaccini negli ultimi giorni ha avuto un’accelerazione, ma per mancanza di dosi marcia comunque a rilento rispetto all’obiettivo di 500 mila somministrazioni al giorno. Quando ritiene che gli approvvigionamenti saranno sufficienti per raggiungere il target fissato?
«In questi giorni di fine marzo sono in distribuzione altre 4 milioni di dosi. Poi ci aspettiamo più di 50 milioni di dosi nel secondo trimestre e oltre 80 nel terzo. Sono numeri molto larghi che possono consentirci una grande accelerazione. Dentro questo numeri c’è anche il vaccino Johnson&Johnson che permette di raggiungere l’immunità con una sola dose».

AstraZeneca è diventata una sorta di nemico pubblico europeo. Consegne in ritardo (solo 18 milioni di dosi sulle 120 promesse nel primo trimestre) e 16 milioni di fiale conservate nello stabilimento di Anagni. Può farci capire cosa è accaduto e cosa succederà?
«Per la nostra campagna tutti i vaccini sono fondamentali e ogni singola dose può salvare una vita. Voglio ricordare che quando le agenzie regolatorie autorizzano l’immissione in commercio significa che quel vaccino è efficace e sicuro. AstraZeneca ha avuto ritardi nelle consegne che mi auguro possa recuperare al più presto. Ad Anagni viene effettuato l’infialamento del vaccino che poi viene trasferito in Belgio e in Olanda per un ultimo controllo e per poi essere inviato alla destinazione finale».

L’uso di Sputnik potrebbe contribuire a compensare la mancanza di fiale? Draghi consiglia prudenza e dice che per il via libera di Ema ci vorranno 3-4 mesi. Cosa si fa nel frattempo? E l’Italia dirà sì a Sputnik anche senza la Ue?
«A me non interessa quale sia la nazionalità degli scienziati che hanno lavorato ad un vaccino. Ma se questo vaccino è efficace e sicuro. Mi fido delle nostre agenzie regolatorie, Ema ed Aifa, che sono sicuro sapranno darci in tempi congrui le indicazioni corrette sul vaccino Sputnik come su ogni altro vaccino in circolazione».

Tra 3-4 mesi Pfizer verrà prodotto in Italia dalla Thermo Fisher. E arriverà anche ReiThera. Quando? E con quali quantità?
«ReiThera è un progetto ambizioso con i piedi ben piantati nel nostro Paese. Siamo intervenuti con capitale pubblico proprio per sostenere l’idea di un vaccino italiano. Speriamo che dall’autunno possa essere un altro tassello in grado di soddisfare le nostre esigenze».

Queste due produzioni copriranno, assieme all’importazione di AstraZeneca, Pfizer e Moderna, il fabbisogno italiano?
«In totale abbiamo opzionato oltre 240 milioni di dosi. È una cifra che da sola non lascia dubbi».

Molti si chiedono se sarà necessario ripetere la vaccinazione ogni anno?
«È probabile. Gli studi in corso sulla durata dell’immunità dopo la vaccinazione ci daranno la riposta definitiva».

Draghi è per l’obbligo vaccinale per medici e infermieri? Concorda?
«Intanto va ricordato che i nostri medici, infermieri e professionisti sanitari hanno dato il buon esempio aderendo in modo straordinario alla campagna di vaccinazione. C’è poi una quota residuale che non ha ancora aderito rispetto a cui stiamo studiando una norma. È rischioso non essere vaccinati in luoghi in cui ci sono pazienti fragili».

Alcune Regioni sono in ritardo e, come ha detto Draghi, hanno trascurato gli anziani e i più fragili. Perché il suo ministero non ha vigilato affinché fosse data priorità al vaccino per gli ultraottantenni?
«Quando le principali agenzie regolatorie europee hanno posto una limitazione anagrafica all’utilizzo di AstraZeneca escludendo le categorie più anziane, abbiamo utilizzato quel vaccino per il personale scolastico e per le forze dell’ordine. Voglio ricordare che avere oltre 800 mila già vaccinati tra il personale scolastico ci aiuterà molto quando si tornerà in presenza. Ora che anche AstraZeneca non ha più limitazioni siamo tornati al criterio originario ispirato ad età e fragilità. Tutti devono attenersi al piano».

Pensa che task force di Esercito e Protezione civile basteranno ad aiutare le Regioni e a rendere omogenea la campagna vaccinale su tutto il territorio nazionale?
«Lo spirito che ci guida è quello della massima collaborazione istituzionale. La lezione di questi mesi è chiara. Solo insieme Stato e Regioni possono vincere questa sfida così difficile».

Ritiene che la piattaforma di Poste per le prenotazioni debba essere adottata da tutte le Regioni? Anche in modo da avere una banca dati nazionale?
«La piattaforma nazionale è efficace e già tutti i dati delle Regioni vi confluiscono».

Quando si potranno cominciare a fare i vaccini in farmacia?
«Presto, spero tra fine aprile e maggio. Abbiamo approvato la norma nell’ultimo decreto legge. L’accordo con i farmacisti è in dirittura d’arrivo e l’Istituto superiore della Sanità sta già organizzando il percorso formativo».

Crede davvero che entro settembre verrà vaccinato l’80% degli italiani? O ci saranno ritardi a causa approvvigionamenti carenti?
«Sono ottimista alla luce dei numeri molto alti delle dosi in arrivo previste e dell’enorme numero di vaccinatori in campo. Abbiamo fatto accordi con medici di medicina generale, pediatri, specializzandi, medici specialisti ambulatoriali, odontoiatri. In totale 160 mila medici. In più 270 mila infermieri del servizio sanitario nazionale possono partecipare alla campagna. Vorrei che entro la fine dell’estate ogni italiano che vuole vaccinarsi possa averne la possibilità».

A quel punto ci saranno ancora restrizioni? O solo mascherine e distanziamento?
«Lo valuteremo. Ma saremo dentro un’altra storia».

Fonte Il Mattino

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