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Coronavirus, a Napoli serrande alzate per sfidare i divieti

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Coronavirus, a Napoli serrande alzate per sfidare i divieti. A fornirci tutte le informazioni è Tiziano Valle in un articolo dell’edizione odierna di Metropolis. «Il futuro non si chiude. E’ passato un anno, non possiamo più aspettare. Anche le imprese muoiono». E’ con questa locandina che da ieri è cominciata a spuntare sulle serrande delle attività commerciali, in tutta la provincia di Napoli, che Confcommercio annuncia la manifestazione di protesta contro il Governo Draghi. Domani mattina in tutta l’area vesuviana, stabiese e in penisola sorrentina, i negozi alzeranno le serrande. Le restrizioni imposte dalla zona rossa in Campania prevedono la chiusura per le attività che non vendono beni di prima necessità, ma i titolari dei negozi di abbigliamento, calzature o delle gioiellerie non intendono più aspettare.

«Il Decreto Sostegni è stato insufficiente», tuona Carla Della Corte, presidente di Confcommercio Napoli. «La maggior parte delle aziende non è riuscita ad accedere ai ristori e chi l’ha fatto ha ottenuto cifre ridicole rispetto alle perdite di fatturato – continua Della Corte – Inoltre, c’è la prospettiva di restare chiusi fino al primo maggio che metterebbe a rischio fallimento la stragrande maggioranza delle attività commerciali ». La presidente di Confcommercio Napoli annuncia una protesta di “sopravvivenza”: «Senza ristori adeguati dobbiamo lavorare – dice – Ci hanno tolto persino il credito d’imposta per gli affitti e chi vive di questo lavoro, dopo un anno di chiusure, non ce la fa più».

La curva dei contagi, secondo il Governo, non consente ancora di allentare le restrizioni: «L’emergenza pandemica esiste, è evidente, così come la sofferenza della gente che purtroppo deve combatterla. Ma si può morire anche restando chiusi – avverte Della Corte – I piccoli imprenditori rappresentano il 70 per cento del Pil e già oggi molti sono protestati, altri falliranno o saranno costretti a licenziare. I negozi non sono fonte di contagio e lo sa anche chi ci governa, basta pensare che ormai sono rimaste chiuse solo gioiellerie, negozi di abbigliamento e calzature». La protesta è partita dal gruppo Chiaia di Napoli: «Ma rapidamente si è estesa a Corso Umberto, al Vomero e poi a Salerno, Benevento, Pompei, Castellammare e in tutta la provincia di Napoli », spiega la presidente di Confcommercio.

Una protesta alla quale adiranno tutti gli iscritti a Federmoda e Federpreziosi. «Il paradosso è che stanno chiuse le uniche attività dove non si formano assembramenti», sostiene Jonnhy De Meo, presidente Ascom di Castellammare di Stabia e consigliere nazionale di Federpreziosi: «Noi, ad esempio, possiamo lavorare anche su appuntamento – sostiene De Meo – Si sono verificate troppe imprevedibili chiusure e temiamo di viverne altrettante. Ci sono attività chi rischiano di fallire, con l’inevitabile perdita dei posti di lavoro ». Secondo De Meo: «Le gioiellerie hanno adottato tutti i protocolli e le misure di sicurezza per tutelare clienti, collaboratori e noi stessi – conclude – Inoltre nelle nostre attività possiamo garantire ingressi contingentati, in base agli spazi per rispettare il distanziamento, e la sanificazione degli oggetti. Purtroppo non possiamo più stare chiusi».

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