Collettivo UANM: come si presenta il fenomeno delle dipendenze in Costiera amalfitana?

Riportiamo il post pubblicato dal Collettivo UANM sulla sua pagina Facebook: «Come si presenta il fenomeno delle dipendenze in Costiera amalfitana? Per rispondere a questa domanda così delicata abbiamo contattato i responsabili del Ser.D di Cava de Tirreni, il Servizio pubblico per le dipendenze gestito dall’Asl competente per la Costiera amalfitana. È emerso che in Costiera la situazione non è differente da quella di altri territori che noi consideriamo a maggiore rischio. Anzi, il fatto che non emergano particolari casistiche con incidenze specifiche, come ad esempio fattori ambientali, famiglie problematiche ecc. rende la comprensione delle cause ancora più spinosa.

Ad oggi il Ser.D ha in cura 38 dipendenti da eroina, 11 da cocaina, 25 alcolisti, 21 giocatori d’azzardo, 18 persone in affido giudiziario (per esami tossicologici cadenzati nel tempo) tutti residenti nei Comuni della Costiera da Vietri a Positano; nonché circa 18 non tossicodipendenti in trattamento psicoterapeutico per disagio giovanile.

Questi appena elencati non sono solo numeri o persone che possiamo in maniera semplicistica definire tossicodipendenti; parliamo di persone che per un qualsiasi motivo vivono un disagio personale. Sono quegli invisibili di cui non vogliamo parlare, che spesso evitiamo e a cui non dedichiamo il tempo di cui avrebbero bisogno per essere reinseriti in quelle comunità territoriali in cui sono nati e da cui ora vengono respinti.

A questo si aggiunge il fatto, che da pochi giorni, si è dimesso l’unico assistente sociale del Ser.D che operava volontariamente una volta a settimana in Costiera e che offriva la primissima assistenza psicologica o il primissimo contatto con la rete del centro e dei servizi che offriva. Il più delle volte in luoghi informali proprio per evitare di essere visti e provocare una situazione di disagio. Oggi la Costiera si presenta nuda, senza un punto di ascolto e senza un responsabile di zona che possa garantire un minimo di assistenza informale. Questa in tanti casi si è rivelata l’unica occasione in cui le persone soggette a dipendenza hanno trovato il coraggio di avvicinarsi al percorso di terapia che ricordiamo è strettamente volontario».

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