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Castellammare di Stabia, aggressione ad un medico: la rivolta

Castellammare di Stabia, aggressione ad un medico: la rivolta. A fornirci i dettagli è Vincenzo Lamberti in un articolo di Metropolis. “Scrivo questo post perché sono arrabbiata. Sono arrabbiata perché stanotte tre persone hanno ben pensato di irrompere in area covid (ovviamente non bardati) e hanno alzato le mani contro il medico e infermieri”. Lo sfogo di Rosa, un’infermiera in servizio all’ospedale San Leonardo di Castellammare, arriva a distanza di poche ore dall’ennesima aggressione subita dai sanitari di un ospedale. La notte scorsa, infatti, nell’ala Covid medici e infermieri sono statu aggrediti dai parenti di una paziente. Il nucleo familiare, che arrivava da Torre del Greco, accompagnava una donna con un probabile infarto. Sono così entrati violentemente nel reparto chiuso a tutti per il rischio contagio, senza alcuna precauzione, urlando e insultando, hanno provato a costringere i medici ad occuparsi della donna senza attendere l’esito del tampone rapido, decisivo per decidere quale percorso attivare. Nel frattempo la donna era in attesa in ambulanza: inutili le spiegazioni del personale che ha provato a farli uscire, mentre si dovevano assistere malati in condizioni gravi. Per riportare la calma nel reparto è stato necessario l’intervento dei carabinieri. A spiegare cosa fosse accaduto, in una notte in cui tra l’altro l’ospedale ha fatto contare 4 decessi per Covid, ci ha pensato l’infermiera arrabbiata “perché abbiamo così tanti pazienti in così poco spazio che una paziente stanotte era mortificata perché non riuscivo ad attaccare la flebo alla signora al suo fianco, pensava di darmi fastidio”. Rosa racconta il dramma di un ospedale che “da quando dovevamo essere un area “sospetti covid” siamo diventati una sub intensiva con tutti pazienti ventilati, coi quei mascheroni brutti che spingono così forte l ossigeno nei polmoni e non ti danno modo di bere o fare altro, ma ti fanno vivere”. Una guerra senza quartiere in un nosocomio in cui “con una capienza di 14 pz arriviamo a contenere anche quasi il doppio, e per non negare assistenza a nessuno cerchiamo di non far attendere nessun ambulanza fuori. Stanotte, per esempio, avevamo 23 pazienti, di cui alcuni molto molto gravi. Verso mezzanotte arriva l ennesima ambulanza, che purtroppo doveva rimanere in attesa fuori in quanto privi di postazioni per l ossigeno.

Ai parenti della signora questa cosa non tanto è andata bene tant è vero che hanno ben pensato di irrompere nel reparto covid e alzare le mani. Ora dico si può lavorare così?” lo sfogo di Rosa.

Che racconta cosa significhi vivere questa guerra: “Stiamo dalle 6 alle 11 ore senza bere, urinarie, con una mascherina che ci sta distruggendo il naso, le orecchie e il viso in generale, con una tuta in cui si suda così tanto che quasi si sviene, diamo assistenza ai pazienti sia a livello di terapia che dal punto di vista psicologico, siamo quotidianamente in stretto contatto con la morte e siamo stanchi! Siamo stanchi fisicamente e psicologicamente!” lo sfogo della professionista in camice bianco. “Non vogliamo la candidatura per alcun premio nobel né tantomeno essere chiamati angeli, vogliamo rispetto e tutela. Perché anche noi siamo persone” scrive Rosa. “E quello che vi deve entrare in queste teste bacate è che se ci fermiamo noi, carissimi idioti, chi cura voi e i vostri parenti?” accusa Rosa.

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