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Beatrice Venezi al Festival di Sanremo, preferisce esser chiamata Direttore.

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Beatrice Venezi, è stata ieri sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo, per la premiazione di Gaudiano, vincitore della Nuove Proposte. Amadeus la chiama Direttore, affrettandosi a spiegare: “A Sanremo la polemica è dietro l’angolo, specifichiamo che tu stessa mi hai detto che non vuoi essere chiamata Direttrice, ma Direttore”.

La talentuosa ed affascinante Beatrice Venezi, inserita dalla rivista Forbes tra i trentenni più influenti al mondo, ne ha spiegato il motivo: “Mi assumo la responsabilità di quello che dico: io sono e voglio essere chiamata Direttore d’orchestra.

Conta il percorso, la preparazione e l’obiettivo.

La posizione, il mestiere ha un nome preciso e nel mio caso è Direttore d’orchestra, è importante il ruolo che svolgo con capacità e valore, non il genere, non è indicativo uomo o donna”.

Un deciso rifiuto di etichette e forzature del linguaggio declinate al femminile, che ha diviso, soprattutto a pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna.

C’è chi la critica, sostenendo che sia stata una “occasione sprecata”, e chi la sostiene per il suo deciso “calcio al politicamente corretto”.

Beatrice Venezi  è tra i più giovani direttori d’orchestra italiani, tra le poche professioniste femminili nel settore, ed inoltre ha il primato della donna più giovane che dirige un’orchestra in Europa.

Che non accetti di essere strumentalizzata in quanto donna, è già emerso anni fa, al Festival di Torre del Lago, quando le chiesero se il suo essere donna, giovane e bella, avesse influito nella sua carriera.

Lei rispose: “Nessun vantaggio, se ci penso. Anzi. Le forme di pregiudizio ci sono, sono diverse da un tempo ma tenaci.

Anche se le donne-direttore d’orchestra non sono più un’eccezione e le cose stanno cambiando, ce ne vuole ancora prima di non essere giudicata anzitutto per il sesso, poi per la professionalità”.

Le cronache ricordano anche lo “scontro” sui social con una collega che si presentava con lo smoking per dirigere l’orchestra, mentre lei ha sempre scelto un abbigliamento che non nascondesse la sua femminilità, ma che al contrario la esaltasse.

La replica di Laura Boldrini non si è fatta attendere: “Rifletta sui sacrifici delle donne. Più che una scelta individuale della direttrice d’orchestra Venezi, è la scelta grammaticale a prevalere, e quella italiana ci dice che esiste un genere femminile e un genere maschile.

A seconda di chi riveste il ruolo si fa la declinazione. Chi rifiuta questo lo fa per motivi culturali”.

A suo avviso si tratterebbe, di “un problema serio che dimostra poca autostima”, conclude la Boldrini che, da presidente della Camera, lanciò la campagna sui mestieri declinati al femminile nei media.

Peccato però che la Boldrini abbia dribblato a proposito dell’interrogativo, se si debba declinare al maschile una marea di nomi di lavori e professioni, tradizionalmente declinati solo al femminile: Farmacisto, Geometro, Analisto, Estetisto, Audiometristo, Fioristo, Archivisto, Vetrinisto, Fiscalisto, Elettricisto, Dentisto, Ascensoristo, Ceramisto, Baristo, Attrezzisto, Fisioterapisto, Giornalisto, Igienisto ecc.

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