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Avellino, Mons. Arturo Aiello, ex parroco a Piano di Sorrento: “Dove sei Signore? Non ti prendi cura di noi?”

Riportiamo l’omelia del Vescovo di Avello Mons. Arturo Aiello per questa Domenica delle Palme: «Con questa liturgia apriamo il grande portale della Settimana Santa 2021. Abbiamo ascoltato il racconto della Passione secondo l’evangelista Marco dalle voci di tre giovani seminaristi. Forse perché questo racconto bisogna ascoltarlo dalla voce degli innamorati e non di quelli come noi, come me, che a furia di leggere e rileggere si sono abituati a questa storia sconvolgente. Non una storia ma LA storia, perché tutto quello che accade in bene e in male, tutto quello che si pensa, si dice, si fa o non si fa – ci sono anche i peccati di omissione – si avvolge, si avvita intorno a questa storia a questi racconti della Passione che costituivano nei primi anni dell’esperienza cristiana il Vangelo. Era questo il Vangelo racconto della Passione. Morte e Resurrezione del Signore. La voce che non sentiamo, quella più debole, è proprio quella del Maestro, quella di Gesù, perché è una voce flebile, perché gli altri gridano, perché i nostri bisogni si fanno avanti, le nostre paure prendono il sopravvento su di noi e ci incatenano e ci sconvolgono e si impongono. Ma la voce di Gesù non ha altoparlante, bisogna fare un grande silenzio per sentirne gli accenti.

Vorrei che entrassimo in questa settimana con l’orecchio teso alla voce del Signore. I “crucifige” sono in bocca alla folla assetata di sangue, gli umori della folla sono sempre cangianti, in questa stessa celebrazione la folla che gridava “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” nel Vangelo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme diventa la folla che grida “crucifige”. La folla cambia con il cambiare del vento, a volte anche da un istante all’altro ed è una voce che si impone. Pensate alle voci esagitate di questo momento del nostro tempo, sono perlopiù attraversate dalla paura. Perché questo racconto non può non incarnarsi nel momento terribile che stiamo vivendo già da un anno. Gesù è solo nel giardino, tradito da un amico, da un discepolo, rinnegato dal primo Papa. Gesù va incontro alla sua passione nudo, svestito di quel mantello che guariva anche solo con il lembo gli ammalati. E tanti uomini e donne in questo anno – in Italia più di 110.000 – sono andati incontro alla morte in questa maniera, nudi, soli, così come forse non era mai accaduto nella storia dell’umanità. Non è un appunto, ma una semplice constatazione per dire quanto questo racconto della Passione di Gesù sia aderente alle nostre vite, alle nostre storie, alle nostre paure, ai tanti morti che non hanno avuto neppure il conforto della morte umana. Anche Gesù è stato privato di ogni consolazione, lanciato come un panno sporco in un canto, privato di tutti i suoi diritti. Come non pensare agli oltre 110.000 morti, ai tanti contagiati che vivono drammaticamente l’esperienza dell’isolamento? Il non poter comunicare con una persona cara rende la morte ancora più morte e la malattia ancora più drammatica. E chi ci sarà stato accanto a questi 110.000 (e parlo solo delle vittime in Italia) e alle migliaia e migliaia nel mondo? Gesù il Nazareno, l’uomo dei dolori che ben conosce il patire, non solo quello fisico ma anche quello psichico, quello spirituale, quello affettivo. L’abbandono dei discepoli, degli amici.

“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Forse tante volte in questo anno lo abbiamo pensato e non è una bestemmia, è una invocazione di fede. “Dove sei Signore? Non ti prendi cura di noi? Non ti commuove questa nostra condizione di poveri uomini e donne sotto la spada inclemente della pandemia”. Vi invito a seguire Gesù in questa settimana con amore, riprendendo l’amore di un tempo, riprendendo i sentimenti che avevamo quando anche noi facevamo i primi passi nella via della fede o della conversione. Questa settimana è per tutti, anche se la vivremo in maniera contingentata.

Mettiamoci in cammino, un cammino spirituale. Andiamo dietro a Gesù perché non c’è altra salvezza. “Ogni lingua proclami che Gesù è il Signore”:è la formula più sintetica della fede delle prime comunità. “Gesù è il Signore”, queta piccola formula ci salva, qualsiasi siano le nostre condizioni, i nostri peccati, i nostri trascorsi, dire “Gesù è il Signore” ci apre immediatamente le porte del Paradiso e speriamo che prima ci apra le porte di una soluzione a questo tempo così travagliato».

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