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Accadde 27 anni fa: il 19 marzo 1994 l’assassinio Don Peppino Diana. Un esempio per tutto il mondo

La regione Campania, come ogni anno, celebra anche nel 2021 la Giornata della Legalità, seppur con mascherina e distanziamento, gli incontri di sensibilizzazione non si fermano.

Giuseppe Diana nacque a Casal di Principe il 4 luglio del 1958, non lontano da Aversa in provincia di Caserta. Proprio ad Aversa iniziò i suoi studi prima di proseguire in seminario a Posillipo presso la sede della Pontificia facoltà teologica dell’Italia Meridionale. Prima di essere ordinato sacerdote nel 1982, si laureò in Filosofia all’Università Federico II di Napoli e nel 1978 iniziò a far parte dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (Agesci) dove divenne caporeparto. Il 19 settembre 1989 divenne il nuovo parroco della parrocchia di San Nicola di Bari a Casal di Principe, ma nel frattempo aveva iniziato a insegnare in un liceo, in un istituto tecnico industriale statale e in un istituto alberghiero.

Si dedicò con tutto se stesso alla lotta contro la camorra e ad aiutare le famiglie che ne vivevano a contatto. Don Peppino Diana cercò di aiutare la gente nei momenti difficili, in cui la camorra prendeva il sopravvento, in quegli anni del dominio assoluto della camorra casalese, legata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan.

Il 19 marzo 1994, nel giorno di San Giuseppe, quindi del suo onomastico, alle 7.20 del mattino Don Peppino Diana fu ucciso nella sacrestia della sua chiesa, mentre si stava preparando per celebrare la messa. Furono cinque i colpi sparati: due alla testa, uno al volto, uno alla mano e uno al collo. Si trattò un omicidio che sconvolse la comunità di Casal di Principe ma non solo: appena un anno prima, a Palermo, era stato ucciso Don Pino Puglisi. Appariva chiaro che la mafia non risparmiava nessuno, neppure gli uomini di Chiesa. Un messaggio di denuncia e di cordoglio venne inviato anche da Giovanni Paolo II durante l’Angelus del giorno successivo. Al suo funerale, il 21 marzo, furono oltre 20mila le persone presenti tra cui tutti i gruppi scout e gli alunni delle scuole dove insegnava.

Il ricordo di don Giuseppe Diana è doveroso, non solo per la Campania o per l’Italia, quanto per il mondo intero. Esempio di impegno civile, lotta alla criminalità organizzazata e ingiustizie sociali. Don Peppino Diana era la personificazione dell’amore per la propria città. Un valore da non perdere mai.

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